martedì 24 gennaio 2023

bocciare un provvedimento iniquo che confonde il maquillage con la sostanza, provando a nascondere un altro duro colpo alla sanità pubblica”.

Intersindacale Medici

24 gennaio 2023    - L’intersindacale della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria composta dalle sigle ANAAO ASSOMED – CIMO-FESMED (ANPO-ASCOTI – CIMO - CIMOP - FESMED) – AAROI-EMAC – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN – FVM Federazione Veterinari e Medici – CISL MEDICI, si appella al Parlamento “per bocciare un provvedimento iniquo che confonde il maquillage con la sostanza, provando a nascondere un altro duro colpo alla sanità pubblica”.

“Con una coazione a ripetere degna di miglior causa, le forze politiche di maggioranza hanno riproposto, in sede di conversione del decreto milleproroghe, l’aumento a 72 anni dell’età pensionabile dei medici convenzionati e dipendenti, ospedalieri e universitari, già bocciato nella legge di bilancio 2023. Una proposta indecente, un colpo di mano in una sede legislativa inappropriata, un regalo a potenti lobbies universitarie, con il pretesto della grave carenza di medici”.

Così in una nota l’intersindacale della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria composta dalle sigle ANAAO ASSOMED – CIMO-FESMED (ANPO-ASCOTI – CIMO - CIMOP - FESMED) – AAROI-EMAC – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN – FVM Federazione Veterinari e Medici – CISL MEDICI.

“Dopo che il rapporto OCSE 2022 pone l’Italia al primo posto in Europa per l'età media dei medici dipendenti, con il 56% della categoria che ha più di 55 anni - sottolineano i sindacati - non è accettabile che l'unica risposta alla carenza di risorse umane sia un espediente. Una proposta del genere non solo non riduce il ricorso alle cooperative per il lavoro notturno e festivo, interessando personale che notoriamente non lavora di notte e di domenica, ma produce congelamento delle carriere e delle assunzioni negli ospedali, con un danno consistente per le donne e i giovani, in un momento in cui il numero di contratti di formazione specialistica registra un notevole incremento”.

“Il SSN ha bisogno di interventi strutturali - aggiungono - primo tra tutti l'abolizione del tetto di spesa sul personale, che è la madre di tutte le battaglie, per consentire l'immediata assunzione dei giovani medici, anche specializzandi, pronti ad entrare nel SSN ma, di fatto, dolosamente bloccati proprio da chi ha interesse a sostituirli con i pensionati”.

“La crisi della sanità pubblica non si risolve con l’utilizzo di medici ultrasettantenni o il reintegro dei no vax, che, come armi di distrazione di massa, sono la spia della volontà di non affrontare il problema. Nè con il lavoro a cottimo dei medici gettonisti, italiani o stranieri che siano, che mina la sicurezza delle cure aumentando il rischio clinico e l’esposizione (anche assicurativa) dei medici, dirigenti sanitari e veterinari e nel contempo mina la sicurezza dei conti consentendo un uso extra contrattuale di risorse. Tantomeno si risolve con un metodo di calcolo del fabbisogno di specialisti che, come nel recente documento elaborato da Agenas, mira al massimo ribasso. Interventi del genere non sono accettabili nemmeno con la giustificazione del ‘male minore’”, scrivono ancora i sindacati.

“Siamo di fronte a elementi di una complessiva mistificazione di una realtà che è fatta di carenza, di posti letto, di personale, di appetibilità del lavoro all’interno del Servizio Sanitario pubblico, di livelli retributivi in media con quelli europei. Carenza che richiede misure che il Governo conosce, ma non vuole applicare. Non c'è più tempo. E le toppe sono sempre peggio dei buchi”, aggiungo ancora, appellandosi al Parlamento “per bocciare un provvedimento iniquo che confonde il maquillage con la sostanza, provando a nascondere un altro duro colpo alla sanità pubblica”.

martedì 15 novembre 2022

Carenza personale, ospedali in servizio H24 con medici di altre strutture. I sindacati dicono basta

 


Dr. Lorenzo Preziuso

Manca personale? Niente paura, il servizio H24 in ospedale si sostiene con l'apporto di medici giunti da altri presidi. Un reparto garantito da prestazioni "mordi e fuggi"! Sulla carta può sembrare un'idea vincente. Il cittadino è contento, il reparto c'è. Ma a quale prezzo? I sindacati medici dell'Usl Nord Ovest Toscana hanno deciso di sollevare il velo su questi problemi dopo che l'utilizzo di personale a copertura di turni, provenienti da ospedali diversi, è diventata la regola che dura da anni. «La carenza di personale medico che si protrae già dal 2018, non ha mai visto una soluzione strutturale e l'organizzazione del servizio in diverse unità operative è stata portata avanti con soluzioni tappabuchi», dice Lorenzo Preziuso presidente Cimo Fesmed in Toscana. Per quanto riguarda l'Usl Nord Ovest, Preziuso cita il caso dell'Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell'Ospedale di Castelnuovo Garfagnana, dove l'unico medico rimasto in organico, è il primario. Per coprire servizi di guardia di 24 ore e per l'assistenza in reparto, si ricorre a cardiologi provenienti da altri ospedali, che vi effettuano turni occasionali. «In questo modo non è possibile assicurare un'adeguata continuità assistenziale e si rischiano gravi ripercussioni sulla qualità delle cure. Purtroppo, parliamo della punta di un iceberg che riguarda anche altri ospedali, spesso piccoli e periferici: una situazione drammatica dovuta al mancato turnover che non copre pensionamenti, rinnovi di contratti a termine e le ormai frequenti fughe verso realtà meglio organizzate e più sicure».

«Siamo medici e facciamo del nostro meglio per assicurare una adeguata assistenza. Ci prestiamo a coprire i turni per non sguarnire nosocomi e pronto soccorso», continua Preziuso. «Ma a tutto c'è un limite. Ormai da anni tutto si basa sul sacrificio dei professionisti, che devono rinunciare alle ferie e ai previsti riposi per coprire le sempre maggiori carenze di personale. Molte volte si superano, per questo, i limiti previsti dalla normativa europea sull'orario del lavoro, senza considerare che spostare personale per prestare servizio in altro ospedale significa sguarnire quello di provenienza. Le direzioni devono prenderne atto. Se in un reparto l'organico è insufficiente a coprire il servizio, e non si può garantire un'assistenza adeguata con personale stanziale, vanno trovate soluzioni alternative. L'interlocuzione con la Regione per cambiare le cose c'è; stiamo lavorando per cercare soluzioni efficaci e condivise». Il problema non è solo della regione Toscana. I continui tagli alla sanità, ormai da decenni, hanno ridotto le risorse e con questo è a rischio la qualità dell'assistenza. Purtroppo, si prevede che nei prossimi tre anni le risorse sanitarie scenderanno ad una percentuale di Pil inferiore ai livelli pre-Covid. Cimo Fesmed nazionale ha scritto una lettera al governo e agli italiani, in cui si avvisa che "presto non ci saranno più medici per curarvi. Se potete permettervi un'assicurazione sanitaria iniziate ad informarvi su come acquistarla". Il timore è che di qui al 2026, anno in cui la spesa sanitaria sarà scesa sulla soglia del 6% del Pil, sarà "pressoché impossibile far funzionare gli ospedali e mantenere un livello di assistenza di qualità della sanità pubblica". I medici del sindacato presieduto da Guido Quici, al quale aderiscono le sigle Anpo-Ascoti, Cimo, Cimop e Fesmed, chiedono più fondi per la sanità nella prossima Legge di Bilancio per impedire lo smantellamento degli ospedali e della medicina del territorio.

venerdì 28 ottobre 2022

«Necessario riformare l’ospedale»

Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed e Aaroi-Emac al Governo: «Necessario riformare l'ospedale»

I sindacati accendono i riflettori sulla "questione ospedaliera" e invitano il nuovo Governo a disegnare una nuova filiera della salute che parta dai bisogni del paziente e dalle esigenze del personale sanitario


Roma, 27 ottobre 2022 – Tra i principali dossier che il nuovo Ministro della Salute Orazio Schillaci ha trovato sul tavolo c'è senza dubbio la riforma della sanità territoriale, già impostata nel DM 77. Una riforma apprezzabile sotto molti punti di vista ma incompleta e, soprattutto, sottofinanziata, considerando che per essere attuata oltre ai fondi del PNRR necessita di un adeguamento importante del Fondo sanitario nazionale ad oggi non previsto. Una riforma, inoltre, che appare del tutto sganciata dall'organizzazione degli ospedali, e che, dunque, non supera quell'impostazione a silos del Servizio sanitario nazionale che in questi ultimi anni ha mostrato tutti i suoi limiti. Una riforma, quindi, che non sembra essere in grado di risolvere il cronico, ed ormai insostenibile, riversamento sul sistema ospedaliero dei bisogni di salute che la sanità territoriale non riesce a garantire. Insomma, una montagna che rischia di partorire soltanto qualche topolino.

Sebbene – incredibilmente – non se ne parli, a tutti gli addetti ai lavori risulta lampante la "questione ospedaliera", che deve essere affrontata con almeno pari dignità e importanza di quella territoriale. Anche sulla rete degli ospedali infatti occorre intervenire con urgenza, poiché le logiche del DM 70/2015 che tutt'oggi la governano risultano superate e fallimentari, avendo prodotto, negli anni, razionalizzazioni e ottimizzazioni che altro non sono che tagli tesi a ridurre drasticamente l'offerta sanitaria per i cittadini. Nel 2019 sono stati effettuati 1,36 milioni di ricoveri ordinari in meno rispetto al 2010, un calo non compensato, come si potrebbe immaginare, da un aumento di ricoveri di day hospital e day surgery, poiché anch'essi sono diminuiti di 1,27 milioni. E numeri col segno negativo si riscontrano anche sul territorio, dove le attività di radiologia diagnostica sono diminuite del 30%, l'attività clinica ambulatoriale del 32% e le indagini di laboratorio del 19%. Insomma il dato di cui tutti dovrebbero preoccuparsi è la diminuzione generale delle cure, sul territorio quanto negli ospedali.

Il SSN, per com'è organizzato oggi, non funziona anche a causa di mancate politiche di prevenzione e di mancati piani emergenziali, come dimostrato dalla pandemia Covid. I cittadini iniziano a scegliere di curarsi nel privato, se possono, o di non curarsi: il 54% della popolazione opta oggi per cure out of pocket, mentre secondo l'ISTAT 4 milioni di italiani rinunciano alle cure mediche per motivi economici e circa 2 milioni a causa delle liste di attesa.

Al nuovo Governo si presenta dunque un'occasione imperdibile: rivedere complessivamente l'organizzazione del Servizio sanitario nazionale, partendo dai bisogni del paziente e sostituendo la logica dei silos con una vera filiera della salute.

Nella sanità del futuro che immaginiamo, l'ospedale è il luogo in cui ci si occupa delle acuzie, circondato da strutture di livello territoriale in cui gestire le cronicità, la prevenzione di primo livello, la riabilitazione, l'assistenza domiciliare.

Un ospedale moderno, tecnologicamente avanzato, interconnesso, che superi l'impostazione aziendalistica e la logica degli standard di volumi ed esiti ridotti a mero criterio economicistico di una "produzione" da opificio.

Nella sanità del futuro, la sanità 4.0, immaginiamo che non si ragioni più con una visione aziendalistica che ha prodotto in 10 anni riduzioni importanti di posti letto e di personale, ha precluso ai professionisti ogni forma di carriera, ha incentivato i medici dipendenti ad uscire dal SSN e, alla fine, ha favorito un enorme aumento della spesa pubblica avvenuto anche con la somministrazione di lavoro interinale attraverso l'ingresso di "cooperative" italiane e straniere.

Si tratta di utopie o fantasie irrealizzabili? Ci piace credere di no: l'emergenza Covid-19 ha dimostrato come non ci sia crescita economica senza salute, ma non c'è salute senza un Servizio sanitario pubblico, universalistico, efficiente e organizzato razionalmente.

Una riforma essenziale per il Paese e per la salute di tutta la popolazione. Un grande progetto per il bene comune.

Ci auguriamo dunque che dal nuovo Governo, ed in particolare dal Ministro della Salute, sia accolta al più presto la nostra richiesta di un confronto aperto e collaborativo per potere offrire il nostro contributo


leggi comunicato stampa

mercoledì 13 luglio 2022

Cosa si sta facendo per colmare le carenze di personale sanitario?





Cosa si sta facendo per colmare le carenze di personale sanitario? Come si stanno convincendo medici, infermieri e professionisti sanitari a continuare a lavorare in ospedale? Quanto ancora dovremo aspettare per iniziare le trattative per il rinnovo del contratto di medici e dirigenti sanitari, scaduto nel 2019? In che modo si intendono migliorare le condizioni di lavoro in ospedale, a ridurre le aggressioni e i contenziosi, a sburocratizzare la professione medica? Quale riforma dell'organizzazione ospedaliera si sta immaginando per andare incontro alle grandi sfide che la salute pubblica ci porrà di fronte nel prossimo futuro? Come verranno risolti i problemi dei Pronto soccorso? Come si vogliono ridurre le liste d'attesa, senza chiedere ulteriori sacrifici al personale? Qual è il piano per bloccare l'autonomia differenziata, che metterebbe definitivamente in crisi il diritto universale alla salute?

La sanità è in crisi profonda, e sono troppe le domande che non trovano risposta. Sappiamo bene quanto sia complesso il momento politico, economico e sociale che il Paese sta attraversando, ma nulla può giustificare questo silenzio assordante sulle sorti della sanità pubblica e di chi vi lavora. La stagione degli eroi è da tempo conclusa, ma noi non dimentichiamo gli ultimi due anni e mezzo di lavoro in ospedale, e non siamo più disposti ad aspettare o a rimandare: in vista della legge di Bilancio, chiediamo con forza l'avvio di un confronto serio e serrato tra organizzazioni sindacali di categoria ed Istituzioni che metta sul tavolo tutte le questioni che riguardano la sanità, in particolare quella ospedaliera, ignorata ingiustamente dal processo di riforma finanziato con il PNRR.

In assenza di risposte concrete e rapide, la Federazione CIMO-FESMED non esiterà a dar vita a manifestazioni di protesta in tutti gli ospedali d'Italia con azioni che saranno al vaglio del prossimo direttivo federale.

Sanità in crisi profonda, CIMO-FESMED: «Proteste in tutta Italia se non si avvia un confronto tra sindacati e Istituzioni»

 Sanità in crisi profonda, CIMO-FESMED: «Proteste in tutta Italia se non si avvia un confronto tra sindacati e Istituzioni»
Il sindacato dei medici: «La stagione degli eroi è da tempo conclusa, ma noi non dimentichiamo gli ultimi due anni e mezzo di lavoro in ospedale, e non siamo più disposti ad aspettare o a rimandare»
Roma, 13 luglio 2022 - Cosa si sta facendo per colmare le carenze di personale sanitario? Come si stanno convincendo medici, infermieri e professionisti sanitari a continuare a lavorare in ospedale? Quanto ancora dovremo aspettare per iniziare le trattative per il rinnovo del contratto di medici e dirigenti sanitari, scaduto nel 2019? In che modo si intendono migliorare le condizioni di lavoro in ospedale, a ridurre le aggressioni e i contenziosi, a sburocratizzare la professione medica? Quale riforma dell'organizzazione ospedaliera si sta immaginando per andare incontro alle grandi sfide che la salute pubblica ci porrà di fronte nel prossimo futuro? Come verranno risolti i problemi dei Pronto soccorso? Come si vogliono ridurre le liste d'attesa, senza chiedere ulteriori sacrifici al personale? Qual è il piano per bloccare l'autonomia differenziata, che metterebbe definitivamente in crisi il diritto universale alla salute?
La sanità è in crisi profonda, e sono troppe le domande che non trovano risposta. Sappiamo bene quanto sia complesso il momento politico, economico e sociale che il Paese sta attraversando, ma nulla può giustificare questo silenzio assordante sulle sorti della sanità pubblica e di chi vi lavora. La stagione degli eroi è da tempo conclusa, ma noi non dimentichiamo gli ultimi due anni e mezzo di lavoro in ospedale, e non siamo più disposti ad aspettare o a rimandare: in vista della legge di Bilancio, chiediamo con forza l'avvio di un confronto serio e serrato tra organizzazioni sindacali di categoria ed Istituzioni che metta sul tavolo tutte le questioni che riguardano la sanità, in particolare quella ospedaliera, ignorata ingiustamente dal processo di riforma finanziato con il PNRR.
In assenza di risposte concrete e rapide, la Federazione CIMO-FESMED non esiterà a dar vita a manifestazioni di protesta in tutti gli ospedali d'Italia con azioni che saranno al vaglio del prossimo direttivo federale.

lunedì 27 giugno 2022

il Consiglio di Stato “boccia” l’Unità di degenza infermieristica

 

La sentenza è stata depositata venerdì: «Il personale medico non può operare "a distanza"». Cimo e Aaroi: «Provvedimento che farà giurisprudenza»

26 GIUGNO 2022

 «Siamo di fronte a una sentenza destinata a fare giurisprudenza e che rende giustizia, dopo sette anni, a un atto precipitoso e sconclusionato dell'Azienda ospedaliera di Perugia». Così il segretario regionale di Cimo Umbria, Marco Coccetta, e Cristina Cenci, presidente della Federazione Cimo-Fesmed dell'Umbria, commentano la sentenza del Consiglio di Stato con la quale, venerdì, confermando quanto deciso dal Tar dell'Umbria nel 2016 sono state bocciate le Udi, le Unità di degenza infermieristica. «È una sentenza storica – aggiungono – perché è stato definitivamente ripristinato, a livello nazionale, che spetta al medico la gestione del percorso clinico e terapeutico del paziente, nel rispetto del ruolo e delle funzioni del personale infermieristico».

Il caso La vicenda prende spunto da un provvedimento emesso dalla giunta regionale nel 2015 con il quale, di fatto, si legittima l'istituzione all'ospedale di Perugia di un'Unità di degenza ospedaliera con 12 posti letto. Una decisione criticata all'epoca dai sindacati dato che non appariva chiara la gestione del paziente, e dopo la quale è stato deciso di presentare un ricorso. «La precedente direzione aziendale – scrivono Cimo e Aaroi – aveva con arroganza portato avanti un'iniziativa che la categoria medica aveva fortemente criticato e sulla quale era intervenuta successivamente la Regione a dare il proprio placet; al di fuori però di quanto previsto da norme giuridiche nazionali e dalle stesse leggi regionali».

Cos'è l'Udi L'Udi si occupa essenzialmente della gestione dei pazienti, provenienti da altri reparti, nella fase post-acuta e che quindi presentano un quadro clinico stabile e un piano terapeutico definito. Il tutto con gli obiettivi di garantire un'adeguata qualità- dell'assistenza alla persone, favorire il recupero in vista del rientro a casa o in una struttura residenziale e ottimizzare l'utilizzo dei posti letto nei reparti per acuti.

Confusione Cimo e Aaroi all'epoca avevano parlato della confusione di ruoli e responsabilità tra medici e infermieri. Secondo il Consiglio di Stato, che ritiene i sindacati legittimati a ricorrere a tutela di un interesse pubblico, «il personale medico non può operare "a distanza", in quanto altrimenti ciò dovrebbe determinare una traslazione delle responsabilità, non consentita dall'ordinamento». «La gestione infermieristica – ricordano i due sindacati – ha una sua assoluta peculiarità che non può però prescindere dal percorso di diagnosi e cura che spetta esclusivamente al medico. Questa sentenza che fa giurisprudenza, permetterà in tutto il nostro paese di evitare situazioni simili che possono arrecare grave rischio alla salute del cittadino».

Un lungo percorso «Giunge finalmente al termine – commenta Alvaro Chianella, segretario regionale Aaroi – un lungo percorso volto a ristabilire la correttezza dei rapporti tra le varie professionalità presenti nel Servizio sanitario nazionale. Un sistema funziona se tutti svolgono il loro ruolo senza sconfinamenti. La sentenza del Consiglio di Stato conferma la specificità del ruolo medico e la non sostituibilità con altre figure. Questo era il principio in base al quale abbiamo iniziato questa azione legale e il vederlo riconosciuto non può che renderci soddisfatti e fiduciosi».



--


Federazione Regionale Toscana

Viale dei Cadorna 21 -  50129 FIRENZE

Tel. 055.472800 Cell. 371.4588446 Fax. 055.486848

e-mail: info@cimotoscana.it 

PEC: cimoasmd.toscana@pec.it

Dopo anni di attesa, sembrerebbe finalmente sbloccata la partita delle risorse per i medici che si occupano delle certificazioni INAIL

CIMO Medici

Dopo anni di attesa, sembrerebbe finalmente sbloccata la partita delle risorse per i medici che si occupano delle certificazioni INAIL per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Parliamo, per il triennio 2019-2021, di circa 75 milioni di euro già versati alle Regioni che adesso potranno arrivare ai medici, grazie all'intesa della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 25 maggio relativa alla suddivisione delle risorse tra medici dipendenti (cui spetta circa il 75% della quota) e medici di medicina generale.

I 55 milioni di euro circa proveniente dall'INAIL e destinati ai medici che lavorano in Pronto soccorso e che si sono occupati delle certificazioni, tuttavia, non finiranno direttamente nella busta paga di chi ne ha diritto. «Speriamo che non occorra attendere altri tre anni per concludere l'iter - commenta GuidoQuici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED (cui aderiscono ANPO-ASCOTI, CIMO, CIMOP e FESMED) -. I segretari aziendali CIMO-FESMED vigileranno con attenzione affinché le risorse vengano rapidamente trasferite dalle Regioni alle Aziende e, quindi, ai colleghi che dal 2019 al 2021 hanno redatto certificati INAIL senza percepire alcun compenso. Si tratta di un riconoscimento dovuto ai colleghi di Pronto soccorso, costretti a turni massacranti e a lavorare in condizioni drammatiche a causa della carenza di medici».


--


Federazione Regionale Toscana

Viale dei Cadorna 21 -  50129 FIRENZE

Tel. 055.472800 Cell. 371.4588446 Fax. 055.486848

e-mail: info@cimotoscana.it 

PEC: cimoasmd.toscana@pec.it