“È un dato di fatto che nelle Aziende il contratto non sia applicato – ha dichiarato Quici -. Riteniamo essenziale allora inserire, tra gli obiettivi dei Direttori Generali su cui vengono valutati, la firma dei contratti integrativi aziendali. Contratti che, tra l’altro, dovrebbero essere validi solo se sottoscritti dal 50% + 1 della rappresentatività sindacale, un’altra necessità che sosteniamo con forza. È poi importante sbloccare le carriere: non è pensabile che solo il 6% dei medici possa ambire al ruolo di direttore di Unità Operativa Complessa e solo l’8% alla responsabilità di un’Unità Operativa Semplice. Bisogna quindi prevedere, nel contratto che attualmente stiamo discutendo in ARAN, un avanzamento per i colleghi dopo 3 anni e 10 anni di anzianità. Inoltre, occorre fare in modo che i 176 milioni stanziati annualmente per la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti medici e sanitari siano effettivamente utilizzati per tale finalità. Infine, insistiamo nel chiedere un maggiore coinvolgimento del Ministero della Salute nel dare impulso alla contrattazione: è infatti il Ministero della Salute, e non il Ministero della Pubblica Amministrazione, ad avere gli strumenti più idonei per essere coinvolto nella trattativa”.
venerdì 19 giugno 2026
Quici Quido
“È un dato di fatto che nelle Aziende il contratto non sia applicato – ha dichiarato Quici -. Riteniamo essenziale allora inserire, tra gli obiettivi dei Direttori Generali su cui vengono valutati, la firma dei contratti integrativi aziendali. Contratti che, tra l’altro, dovrebbero essere validi solo se sottoscritti dal 50% + 1 della rappresentatività sindacale, un’altra necessità che sosteniamo con forza. È poi importante sbloccare le carriere: non è pensabile che solo il 6% dei medici possa ambire al ruolo di direttore di Unità Operativa Complessa e solo l’8% alla responsabilità di un’Unità Operativa Semplice. Bisogna quindi prevedere, nel contratto che attualmente stiamo discutendo in ARAN, un avanzamento per i colleghi dopo 3 anni e 10 anni di anzianità. Inoltre, occorre fare in modo che i 176 milioni stanziati annualmente per la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti medici e sanitari siano effettivamente utilizzati per tale finalità. Infine, insistiamo nel chiedere un maggiore coinvolgimento del Ministero della Salute nel dare impulso alla contrattazione: è infatti il Ministero della Salute, e non il Ministero della Pubblica Amministrazione, ad avere gli strumenti più idonei per essere coinvolto nella trattativa”.
mercoledì 17 giugno 2026
Quici all’Assemblea ANAAO
“È un dato di fatto che nelle Aziende il contratto non sia applicato – ha dichiarato Quici -. Riteniamo essenziale allora inserire, tra gli obiettivi dei Direttori Generali su cui vengono valutati, la firma dei contratti integrativi aziendali. Contratti che, tra l’altro, dovrebbero essere validi solo se sottoscritti dal 50% + 1 della rappresentatività sindacale, un’altra necessità che sosteniamo con forza. È poi importante sbloccare le carriere: non è pensabile che solo il 6% dei medici possa ambire al ruolo di direttore di Unità Operativa Complessa e solo l’8% alla responsabilità di un’Unità Operativa Semplice. Bisogna quindi prevedere, nel contratto che attualmente stiamo discutendo in ARAN, un avanzamento per i colleghi dopo 3 anni e 10 anni di anzianità. Inoltre, occorre fare in modo che i 176 milioni stanziati annualmente per la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti medici e sanitari siano effettivamente utilizzati per tale finalità. Infine, insistiamo nel chiedere un maggiore coinvolgimento del Ministero della Salute nel dare impulso alla contrattazione: è infatti il Ministero della Salute, e non il Ministero della Pubblica Amministrazione, ad avere gli strumenti più idonei per essere coinvolto nella trattativa”.
incompatibilità
«Si tratta di una richiesta che abbiamo avanzato più volte, nell'ottica di quella ‘liberalizzazione della professione medica’ che da sempre è un mantra della nostra organizzazione sindacale, dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED.
È evidente infatti che incompatibilita tanto rigide come quelle attuali rendono poco attrattivo il lavoro negli ospedali pubblici. È giusto invece che il medico sia libero di organizzare il proprio tempo nel modo che ritiene più adatto alle proprio esigenze e alle proprie inclinazioni professionali».
«Chiediamo tuttavia al Ministero e alle Regioni di coinvolgere i rappresentanti dei medici dipendenti del SSN in qualsiasi progetto di revisione delle incompatibilità, in modo da poter offrire un contributo costruttivo.
Non accetteremo infatti alcun impianto calato dall'alto e imposto esclusivamente per rendere operative le Case di Comunità entro il 30 giugno. Sono quattro anni che si conosce tale scadenza: non possono essere sempre, i medici ospedalieri a dover mostrare piena responsabilità dinanzi a ritardi e inadempienze altrui» conclude Quici.
lunedì 8 giugno 2026
Trattativa CCNL 2025-2027: il punto sul nuovo incontro ARAN-Sindacati 💼 Continua il confronto sul rinnovo contrattuale. Al centro del tavolo di oggi la revisione delle relazioni sindacali.
📌 Le principali novità sul tavolo:
• Riunioni sindacali possibili anche da remoto
• Trasparenza sui fondi aziendali con scadenze semestrali e avvio dei negoziati entro il primo trimestre.
• Passano al confronto aziendale i piani di lavoro, la prevenzione del burnout e l'esonero dai turni notturni e guardie per gli over 62.
• Definizione a livello aziendale dei criteri per lo smart working
⚠️Resta aperta la partita sulla validità dei contratti integrativi aziendali: CIMO-FESMED ritiene prioritaria la regola del 50% + 1 delle deleghe per la firma. ARAN mostra apertura, ma serve l'accordo tra i sindacati.
Le ulteriori richieste di CIMO-FESMED includono linee guida regionali obbligatorie e lo spostamento del piano dei fabbisogni di personale al livello di confronto aziendale.
mercoledì 3 giugno 2026
Per questo motivo, CIMO-FESMED considera inaccettabile che alcune Aziende sanitarie, come quelle di Vicenza e Bassano, chiedano ai medici ospedalieri di lasciare i reparti per coprire turni nelle Case di Comunità: una iniziativa estremamente pericolosa, che potrebbe allargarsi ad altre Regioni.
Ma il contratto collettivo nazionale esclude che i medici che operano nei presidi ospedalieri possano essere coinvolti in servizi fuori sede. E, ancora prima delle norme, è il buon senso a suggerire prudenza: in una fase segnata da una gravissima carenza di personale medico e da liste d’attesa sempre più lunghe, sottrarre professionisti agli ospedali significherebbe aggravare ulteriormente le difficoltà nell’organizzazione dei turni e peggiorare la qualità della vita lavorativa dei medici.
«Il cerino non può, come sempre, rimanere in mano agli ospedalieri - dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -. Non è ipotizzabile che, per giustificare il funzionamento delle Case di Comunità e non perdere quindi i fondi del PNRR, si pensi di utilizzare a costo zero i medici ospedalieri e non coloro che istituzionalmente dovrebbero ricoprire questo ruolo sul territorio, ovvero gli specialisti ambulatoriali.
Una strada, questa, che prevede indubbiamente costi maggiori. Ma nella legge di Bilancio del 2022 sono stati stanziati oltre due miliardi di euro per finanziare il personale destinato alle nuove strutture territoriali del SSN. Che fine hanno fatto questi soldi?»
«In ogni caso, se davvero si vuole consentire ai medici ospedalieri di lavorare anche sul territorio – prosegue Quici -, si approvi rapidamente l’eliminazione delle incompatibilità oggi previste per i dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
Sarà così il singolo medico, in piena libertà e autonomia, a decidere come impiegare il proprio tempo al di fuori dell’orario di lavoro: se dedicarsi alla famiglia, ai propri interessi personali oppure svolgere attività professionale nello studio privato, nelle cliniche o nelle Case e negli Ospedali di Comunità».
«La liberalizzazione della professione medica è da sempre uno dei principi cardine del nostro sindacato. Va realizzata con urgenza e con equilibrio, per restituire attrattività alla professione e permettere ai medici di valorizzare al meglio il proprio lavoro e il proprio tempo», conclude Guido Quici
mercoledì 29 aprile 2026
Avvio Trattative nuovo contratto
«La riunione si è svolta in un clima cordiale e costruttivo - dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED - ma abbiamo espresso forti perplessità sull’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che riteniamo particolarmente insidioso. Il riferimento alle persistenti difficoltà nel garantire la copertura dei fabbisogni di personale non deve infatti tradursi in un arretramento rispetto a conquiste importanti ottenute negli ultimi anni, soprattutto in materia di orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità. Per far fronte alle difficoltà di assumere personale non si può, in altre parole, peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti aumentandone i carichi di lavoro».
«Il contratto va migliorato nel solco delle ultime trattative, non certo peggiorato – prosegue Quici – altrimenti si rischierebbe di aggravare ulteriormente la fuga di medici e dirigenti sanitari dalla sanità pubblica. Per questo abbiamo chiesto all’Aran di trasmettere una prima bozza di articolato, così da comprendere con chiarezza come intenda recepire i contenuti dell’atto di indirizzo e avviare un confronto concreto nel merito».
«Abbiamo inoltre evidenziato la necessità di una revisione organica della disciplina della libera professione e chiesto che l’affidamento degli incarichi sia reso obbligatorio per tutti, anche nei casi in cui l’Azienda non abbia ancora provveduto alla loro individuazione. Inoltre, riteniamo che le attività di tutoraggio svolte dai dirigenti medici e sanitari debbano essere remunerate con fondi aziendali, e in particolare con le risorse destinate alla formazione. È inoltre fondamentale introdurre definizioni chiare e univoche della terminologia contrattuale, per evitare interpretazioni difformi e garantire un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Un ulteriore elemento di discussione dovrà essere l’introduzione del requisito del 51% della rappresentatività aziendale per la sottoscrizione dei contratti decentrati».
«Sul piano economico - prosegue il Presidente CIMO-FESMED - abbiamo ribadito che finché si resterà vincolati alle risorse stanziate per la funzione pubblica sarà impossibile valorizzare adeguatamente i professionisti. Chiederemo inoltre chiarimenti sulle risorse destinate al finanziamento delle misure di welfare, dal momento che i fondi attualmente disponibili appaiono pressoché inesistenti. Abbiamo poi condiviso l’esigenza di una maggiore valorizzazione della dirigenza sanitaria; tuttavia, non riteniamo che ciò possa avvenire mediante l’utilizzo dei fondi contrattuali. Qualora si voglia, come sarebbe opportuno, avvicinare le retribuzioni dei dirigenti sanitari a quelle dei medici, è necessario che lo Stato intervenga stanziando risorse extracontrattuali dedicate a questo obiettivo. Su questo punto, lo diciamo con chiarezza fin d’ora, la nostra posizione è ferma e non negoziabile», conclude Quici
giovedì 9 aprile 2026
venerdì 3 aprile 2026
Comunicato Stampa Toscana
In relazione alle dichiarazioni rese alla stampa dall'Assessora Monni sulle indennità di
pronto soccorso, condividiamo il fatto che ogni passaggio debba essere "chiaro,
trasparente e verificabile", e anche il fatto che "L'indennità di pronto soccorso non è una
scelta della Regione, ma una misura decisa e finanziata a livello nazionale" e che
"Le risorse arrivano dallo Stato e vengono distribuite alle Regioni secondo criteri precisi".
Ciò premesso, per la medesima chiarezza, non possiamo non far notare che per quanto
riguarda i dirigenti medici e sanitari, i fatti sono che a marzo non è avvenuto alcun
pagamento a tale titolo, e ciò è dovuto – come abbiamo fatto notare in occasione del
tavolo tecnico convocato in Assessorato il 13 febbraio u.s., con un preavviso di circa un
mese e mezzo e al quale l'Assessora per impegni inderogabili sopraggiunti non ha potuto
partecipare – alle informazioni carenti e contraddittorie fornite da parte delle aziende
sanitarie regionali delle quali – in una successiva riunione – abbiamo chiesto urgente
verifica, i cui esiti ad oggi stiamo ancora attendendo. Condividiamo anche l'affermazione
che "Il confronto con i lavoratori è fondamentale e continuerà ad esserlo…" ma non
possiamo anche in questo caso non far notare che ad oggi non abbiamo avuto risposta
alle richieste d'incontro ed alle istanze da noi formulate.
La richiesta principale è il richiamare le aziende al rispetto degli accordi sindacali
sottoscritti a livello regionale e recepiti con Delibere di Giunta, al fine di evitare che su
importanti istituti quali l'organizzazione e la gestione dell'orario di lavoro e la produttività
aggiuntiva, ciascuna amministrazione vada per conto proprio, ignorando tali Delibere.
E richiamare l'Assessorato al rispetto dell'accordo sottoscritto dal Presidente nel
settembre del 2022 per quanto riguarda l'apertura del tavolo tecnico per la revisione dei
protocolli d'intesa tra Regione ed Università, del quale – a distanza di oltre tre anni – non
vi è notizia.
Pur comprendendo le difficoltà organizzative che possono intervenire nell'esercizio delle
funzioni di governo, riteniamo fondamentale garantire continuità e presenza nei momenti
di confronto su temi che rivestono carattere strategico per il presente e il futuro della sanità
toscana. Confidiamo pertanto in una sollecita convocazione da parte dell'Assessorato per
affrontare in modo strutturato e risolutivo le problematiche ancora inevase, nella
consapevolezza a quanto pare condivisa, che solo attraverso un confronto diretto e
costante sia possibile individuare soluzioni concrete a tutela dei professionisti e del
sistema sanitario regionale nel suo complesso.
venerdì 27 febbraio 2026
Firmato Contratto 2022-2024
In arrivo quindi, per 120.000 medici e 17.000 dirigenti sanitari non medici, aumenti e arretrati, che dovrebbero essere erogati già con le prossime buste paga: gli incrementi retributivi vanno dai 322 euro lordi mensili per gli incarichi professionali iniziali ai 530 euro lordi mensili per i direttori di struttura complessa di area chirurgica. Gli arretrati invece oscillano tra gli 8.710 euro per gli incarichi professionali iniziali e i 14.540 euro per i direttori di struttura complessa di area chirurgica, al lordo dell'indennità di vacanza contrattuale già corrisposta.
«Come abbiamo sempre sostenuto, il CCNL 2022-2024 è un contratto prevalentemente economico che andava chiuso rapidamente per poter aprire il confronto sul CCNL 2025-2027 e riallineare finalmente la contrattazione al triennio di riferimento – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario ANAAO ASSOMED, e Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Va senz'altro in questa direzione l'approvazione, da parte del Comitato di Settore, degli atti di indirizzo necessari a far partire le trattative per il triennio 2025-2027 sia per la dirigenza che per il comparto, che per la prima volta si svolgeranno dunque in parallelo».
«Peccato che questo percorso contrattuale, tra i più virtuosi degli ultimi decenni, non sia accompagnato dalla medesima attenzione da parte della politica, che annuncia di voler premiare l'impegno quotidiano dei professionisti della sanità nel garantire la tenuta del Servizio sanitario nazionale e poi rimanda sine die l'erogazione di tali riconoscimenti. Ci riferiamo – spiegano Di Silverio e Quici – alla mancata adozione, nella legge di Bilancio prima e nel Milleproroghe poi, della norma che avrebbe permesso il pagamento immediato degli aumenti dell'indennità di specificità, già stanziati ma incomprensibilmente vincolati alla firma del contratto 2025-2027. Ancora una volta – concludono - si chiede al personale sanitario di attendere per vedersi riconosciute risorse già disponibili. Un'assurdità che ci auguriamo sia urgentemente superata per dare un segnale concreto di attenzione e rispetto a medici e dirigenti sanitari, assicurando la piena valorizzazione del loro lavoro e la sostenibilità del sistema sanitario pubblico».
venerdì 23 gennaio 2026
Reportage Pronto Soccorso Quici
Il settimanale Panorama ha pubblicato un reportage nei Pronto soccorso "nel picco dell'influenza" includendo anche un intervento del Presidente Guido Quici: "Mentre i medici dei reparti ospedalieri si dividono tra tempo in reparto, prestazioni intramoenia e studi privati, chi fa Pronto Soccorso -ed è uno specialista che nulla ha meno degli altri- fa solo il reparto d'emergenza lavorando anche su turni notturni e festivi, e con tutti i rischi di aggressioni e denunce e medicina difensiva che ormai ben conosciamo. Servirebbe un adeguamento del contratto e molta più attenzione per chi fa medicina di prima linea, 24 ore su 24. Altrimenti non possiamo poi lamentarci del fatto che gli studenti non scelgano più le specialità di emergenza-urgenza".
giovedì 15 gennaio 2026
Incompatibilità
«L'approvazione di questo provvedimento consentirebbe infatti ai medici ospedalieri di scegliere se lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro, anche in altre strutture sanitarie, sia pubbliche che private convenzionate, sia ospedaliere che territoriali, mantenendo l'indennità di esclusività medica e ampliando l'offerta sanitaria per i cittadini, che è essenziale per l'abbattimento delle liste d'attesa».
«Si tratta di una misura che renderebbe più attrattivo lavorare nella sanità pubblica - prosegue Quici - arginando la fuga dagli ospedali soprattutto dei medici più giovani, attratti dalle sirene dell'estero e del privato puro».
«Apprezziamo anche l'intenzione annunciata dal Ministro Schillaci di confrontarsi con le parti sociali su questo tema, e di impegnarsi per prevedere un ruolo maggiore del Ministero della Salute nella contrattazione nazionale del personale sanitario, che rientra nella Pubblica amministrazione ma ha delle condizioni particolari di cui occorre tenere conto» conclude.
martedì 13 gennaio 2026
La Nuova riforma del SSN
«In un contesto dove i Pronto soccorso sono presi d'assalto, la trasformazione di importanti strutture sanitarie in ospedali elettivi senza Pronto soccorso determinerà un ridimensionamento importante delle strutture d'emergenza a cui i cittadini potranno rivolgersi - dichiara Guido Quici Presidente CIMO-FESMED -. Al contempo, l'inevitabile potenziamento delle branche mediche e chirurgiche di elezione negli ospedali elettivi potrebbe comportare un contestuale ridimensionamento degli ospedali con Pronto soccorso, dove dunque rimarranno solo attività residuali legate all'emergenza-urgenza».
«In sintesi, avremo ospedali dedicati quasi solo all'emergenza, impoveriti di reparti d'elezione, e altri concentrati sulle attività programmate. Il risultato sarà un continuo rimbalzo dei pazienti: chi arriva in Pronto soccorso verrà stabilizzato e poi trasferito altrove per le cure definitive, sempre che ci sia un posto letto disponibile. È una logica che aumenta i rischi clinici e complica l'assistenza». Secondo CIMO-FESMED, quindi, se la creazione di ospedali di terzo livello potrà ridurre la mobilità sanitaria tra Regioni, quella interna alle stesse province è destinata ad aumentare in modo significativo.
«Tutto questo – aggiunge Quici – porterà anche a distorsioni notevoli del mercato del lavoro: ci saranno medici disposti a lavorare negli ospedali ridimensionati che svolgono prevalentemente attività di emergenza-urgenza, in raccordo con gli ospedali di comunità? Ne dubitiamo. È dunque prevedibile un esodo di professionisti verso strutture più qualificate e meno usuranti di quelle dotate di Pronto soccorso».
Preoccupano inoltre i vincoli finanziari. «Si parla di neutralità economica dei decreti attuativi, ma per finanziare ospedali di terzo livello e grandi tecnologie serviranno risorse. Se non ci sono nuovi fondi, è evidente che si taglierà altrove. E a pagare sarà, come sempre, l'anello più debole del sistema, e quindi proprio quegli ospedali con Pronto soccorso abbandonati dai medici e presi d'assalto dai pazienti».
«Il SSN ha bisogno di una riorganizzazione seria e di una reale integrazione tra ospedale e territorio – conclude Quici –. Ma dopo il fallimento del DM 70/2015, che ha introdotto un sistema involutivo portando alla chiusura di migliaia di reparti e riducendo l'offerta sanitaria, non possiamo permetterci un'altra riforma sbagliata. Per questo la Federazione CIMO-FESMED seguirà con la massima attenzione l'iter legislativo e valuterà ogni iniziativa necessaria per difendere la qualità dell'assistenza