venerdì 19 giugno 2026

Quici Quido

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Il Presidente della Federazione CIMO-FESMED Guido Quici ha partecipato questa mattina alla tavola rotonda dedicata al contratto nazionale di lavoro organizzata dall’ANAAO ASSOMED nell’ambito del suo Congresso Nazionale, in corso a Roma.

“È un dato di fatto che nelle Aziende il contratto non sia applicato – ha dichiarato Quici -. Riteniamo essenziale allora inserire, tra gli obiettivi dei Direttori Generali su cui vengono valutati, la firma dei contratti integrativi aziendali. Contratti che, tra l’altro, dovrebbero essere validi solo se sottoscritti dal 50% + 1 della rappresentatività sindacale, un’altra necessità che sosteniamo con forza. È poi importante sbloccare le carriere: non è pensabile che solo il 6% dei medici possa ambire al ruolo di direttore di Unità Operativa Complessa e solo l’8% alla responsabilità di un’Unità Operativa Semplice. Bisogna quindi prevedere, nel contratto che attualmente stiamo discutendo in ARAN, un avanzamento per i colleghi dopo 3 anni e 10 anni di anzianità. Inoltre, occorre fare in modo che i 176 milioni stanziati annualmente per la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti medici e sanitari siano effettivamente utilizzati per tale finalità. Infine, insistiamo nel chiedere un maggiore coinvolgimento del Ministero della Salute nel dare impulso alla contrattazione: è infatti il Ministero della Salute, e non il Ministero della Pubblica Amministrazione, ad avere gli strumenti più idonei per essere coinvolto nella trattativa”.


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mercoledì 17 giugno 2026

Quici all’Assemblea ANAAO

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Il Presidente della Federazione CIMO-FESMED Guido Quici ha partecipato questa mattina alla tavola rotonda dedicata al contratto nazionale di lavoro organizzata dall’ANAAO ASSOMED nell’ambito del suo Congresso Nazionale, in corso a Roma.
“È un dato di fatto che nelle Aziende il contratto non sia applicato – ha dichiarato Quici -. Riteniamo essenziale allora inserire, tra gli obiettivi dei Direttori Generali su cui vengono valutati, la firma dei contratti integrativi aziendali. Contratti che, tra l’altro, dovrebbero essere validi solo se sottoscritti dal 50% + 1 della rappresentatività sindacale, un’altra necessità che sosteniamo con forza. È poi importante sbloccare le carriere: non è pensabile che solo il 6% dei medici possa ambire al ruolo di direttore di Unità Operativa Complessa e solo l’8% alla responsabilità di un’Unità Operativa Semplice. Bisogna quindi prevedere, nel contratto che attualmente stiamo discutendo in ARAN, un avanzamento per i colleghi dopo 3 anni e 10 anni di anzianità. Inoltre, occorre fare in modo che i 176 milioni stanziati annualmente per la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti medici e sanitari siano effettivamente utilizzati per tale finalità. Infine, insistiamo nel chiedere un maggiore coinvolgimento del Ministero della Salute nel dare impulso alla contrattazione: è infatti il Ministero della Salute, e non il Ministero della Pubblica Amministrazione, ad avere gli strumenti più idonei per essere coinvolto nella trattativa”.


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incompatibilità

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La Federazione CIMO-FESMED accoglie con favore la proposta del Ministro della Salute Orazio Schillaci di eliminare le incompatibilità che ad oggi impediscono ai medici ospedalieri di lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro e su base volontaria, in strutture diverse da quelle ordinarie.

«Si tratta di una richiesta che abbiamo avanzato più volte, nell'ottica di quella ‘liberalizzazione della professione medica’ che da sempre è un mantra della nostra organizzazione sindacale, dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED.

È evidente infatti che incompatibilita tanto rigide come quelle attuali rendono poco attrattivo il lavoro negli ospedali pubblici. È giusto invece che il medico sia libero di organizzare il proprio tempo nel modo che ritiene più adatto alle proprio esigenze e alle proprie inclinazioni professionali».

«Chiediamo tuttavia al Ministero e alle Regioni di coinvolgere i rappresentanti dei medici dipendenti del SSN in qualsiasi progetto di revisione delle incompatibilità, in modo da poter offrire un contributo costruttivo.

Non accetteremo infatti alcun impianto calato dall'alto e imposto esclusivamente per rendere operative le Case di Comunità entro il 30 giugno. Sono quattro anni che si conosce tale scadenza: non possono essere sempre, i medici ospedalieri a dover mostrare piena responsabilità dinanzi a ritardi e inadempienze altrui» conclude Quici.


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lunedì 8 giugno 2026

Trattativa CCNL 2025-2027: il punto sul nuovo incontro ARAN-Sindacati 💼 Continua il confronto sul rinnovo contrattuale. Al centro del tavolo di oggi la revisione delle relazioni sindacali.



📌 Le principali novità sul tavolo:
•⁠ ⁠Riunioni sindacali possibili anche da remoto
•⁠ ⁠Trasparenza sui fondi aziendali con scadenze semestrali e avvio dei negoziati entro il primo trimestre.
•⁠ ⁠Passano al confronto aziendale i piani di lavoro, la prevenzione del burnout e l'esonero dai turni notturni e guardie per gli over 62.
•⁠ ⁠Definizione a livello aziendale dei criteri per lo smart working

⚠️Resta aperta la partita sulla validità dei contratti integrativi aziendali: CIMO-FESMED ritiene prioritaria la regola del 50% + 1 delle deleghe per la firma. ARAN mostra apertura, ma serve l'accordo tra i sindacati.

Le ulteriori richieste di CIMO-FESMED includono linee guida regionali obbligatorie e lo spostamento del piano dei fabbisogni di personale al livello di confronto aziendale.


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Inviato da iPhone Saluti Mauro Marziali

mercoledì 3 giugno 2026

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medici ospedalieri non possono lavorare nelle Case di Comunità. Su questo la posizione della Federazione CIMO-FESMED è netta, fondata sia sul rispetto del contratto nazionale di lavoro sia su evidenti ragioni organizzative e di sostenibilità del sistema sanitario. 

Per questo motivo, CIMO-FESMED considera inaccettabile che alcune Aziende sanitarie, come quelle di Vicenza e Bassano, chiedano ai medici ospedalieri di lasciare i reparti per coprire turni nelle Case di Comunità: una iniziativa estremamente pericolosa, che potrebbe allargarsi ad altre Regioni.

Ma il contratto collettivo nazionale esclude che i medici che operano nei presidi ospedalieri possano essere coinvolti in servizi fuori sede. E, ancora prima delle norme, è il buon senso a suggerire prudenza: in una fase segnata da una gravissima carenza di personale medico e da liste d’attesa sempre più lunghe, sottrarre professionisti agli ospedali significherebbe aggravare ulteriormente le difficoltà nell’organizzazione dei turni e peggiorare la qualità della vita lavorativa dei medici.

«Il cerino non può, come sempre, rimanere in mano agli ospedalieri - dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -. Non è ipotizzabile che, per giustificare il funzionamento delle Case di Comunità e non perdere quindi i fondi del PNRR, si pensi di utilizzare a costo zero i medici ospedalieri e non coloro che istituzionalmente dovrebbero ricoprire questo ruolo sul territorio, ovvero gli specialisti ambulatoriali.

Una strada, questa, che prevede indubbiamente costi maggiori. Ma nella legge di Bilancio del 2022 sono stati stanziati oltre due miliardi di euro per finanziare il personale destinato alle nuove strutture territoriali del SSN. Che fine hanno fatto questi soldi?»
«In ogni caso, se davvero si vuole consentire ai medici ospedalieri di lavorare anche sul territorio – prosegue Quici -, si approvi rapidamente l’eliminazione delle incompatibilità oggi previste per i dipendenti del Servizio sanitario nazionale.

Sarà così il singolo medico, in piena libertà e autonomia, a decidere come impiegare il proprio tempo al di fuori dell’orario di lavoro: se dedicarsi alla famiglia, ai propri interessi personali oppure svolgere attività professionale nello studio privato, nelle cliniche o nelle Case e negli Ospedali di Comunità».
«La liberalizzazione della professione medica è da sempre uno dei principi cardine del nostro sindacato. Va realizzata con urgenza e con equilibrio, per restituire attrattività alla professione e permettere ai medici di valorizzare al meglio il proprio lavoro e il proprio tempo», conclude Guido Quici


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