lunedì 27 giugno 2022

il Consiglio di Stato “boccia” l’Unità di degenza infermieristica

 

La sentenza è stata depositata venerdì: «Il personale medico non può operare "a distanza"». Cimo e Aaroi: «Provvedimento che farà giurisprudenza»

26 GIUGNO 2022

 «Siamo di fronte a una sentenza destinata a fare giurisprudenza e che rende giustizia, dopo sette anni, a un atto precipitoso e sconclusionato dell'Azienda ospedaliera di Perugia». Così il segretario regionale di Cimo Umbria, Marco Coccetta, e Cristina Cenci, presidente della Federazione Cimo-Fesmed dell'Umbria, commentano la sentenza del Consiglio di Stato con la quale, venerdì, confermando quanto deciso dal Tar dell'Umbria nel 2016 sono state bocciate le Udi, le Unità di degenza infermieristica. «È una sentenza storica – aggiungono – perché è stato definitivamente ripristinato, a livello nazionale, che spetta al medico la gestione del percorso clinico e terapeutico del paziente, nel rispetto del ruolo e delle funzioni del personale infermieristico».

Il caso La vicenda prende spunto da un provvedimento emesso dalla giunta regionale nel 2015 con il quale, di fatto, si legittima l'istituzione all'ospedale di Perugia di un'Unità di degenza ospedaliera con 12 posti letto. Una decisione criticata all'epoca dai sindacati dato che non appariva chiara la gestione del paziente, e dopo la quale è stato deciso di presentare un ricorso. «La precedente direzione aziendale – scrivono Cimo e Aaroi – aveva con arroganza portato avanti un'iniziativa che la categoria medica aveva fortemente criticato e sulla quale era intervenuta successivamente la Regione a dare il proprio placet; al di fuori però di quanto previsto da norme giuridiche nazionali e dalle stesse leggi regionali».

Cos'è l'Udi L'Udi si occupa essenzialmente della gestione dei pazienti, provenienti da altri reparti, nella fase post-acuta e che quindi presentano un quadro clinico stabile e un piano terapeutico definito. Il tutto con gli obiettivi di garantire un'adeguata qualità- dell'assistenza alla persone, favorire il recupero in vista del rientro a casa o in una struttura residenziale e ottimizzare l'utilizzo dei posti letto nei reparti per acuti.

Confusione Cimo e Aaroi all'epoca avevano parlato della confusione di ruoli e responsabilità tra medici e infermieri. Secondo il Consiglio di Stato, che ritiene i sindacati legittimati a ricorrere a tutela di un interesse pubblico, «il personale medico non può operare "a distanza", in quanto altrimenti ciò dovrebbe determinare una traslazione delle responsabilità, non consentita dall'ordinamento». «La gestione infermieristica – ricordano i due sindacati – ha una sua assoluta peculiarità che non può però prescindere dal percorso di diagnosi e cura che spetta esclusivamente al medico. Questa sentenza che fa giurisprudenza, permetterà in tutto il nostro paese di evitare situazioni simili che possono arrecare grave rischio alla salute del cittadino».

Un lungo percorso «Giunge finalmente al termine – commenta Alvaro Chianella, segretario regionale Aaroi – un lungo percorso volto a ristabilire la correttezza dei rapporti tra le varie professionalità presenti nel Servizio sanitario nazionale. Un sistema funziona se tutti svolgono il loro ruolo senza sconfinamenti. La sentenza del Consiglio di Stato conferma la specificità del ruolo medico e la non sostituibilità con altre figure. Questo era il principio in base al quale abbiamo iniziato questa azione legale e il vederlo riconosciuto non può che renderci soddisfatti e fiduciosi».



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Federazione Regionale Toscana

Viale dei Cadorna 21 -  50129 FIRENZE

Tel. 055.472800 Cell. 371.4588446 Fax. 055.486848

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PEC: cimoasmd.toscana@pec.it

Dopo anni di attesa, sembrerebbe finalmente sbloccata la partita delle risorse per i medici che si occupano delle certificazioni INAIL

CIMO Medici

Dopo anni di attesa, sembrerebbe finalmente sbloccata la partita delle risorse per i medici che si occupano delle certificazioni INAIL per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Parliamo, per il triennio 2019-2021, di circa 75 milioni di euro già versati alle Regioni che adesso potranno arrivare ai medici, grazie all'intesa della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 25 maggio relativa alla suddivisione delle risorse tra medici dipendenti (cui spetta circa il 75% della quota) e medici di medicina generale.

I 55 milioni di euro circa proveniente dall'INAIL e destinati ai medici che lavorano in Pronto soccorso e che si sono occupati delle certificazioni, tuttavia, non finiranno direttamente nella busta paga di chi ne ha diritto. «Speriamo che non occorra attendere altri tre anni per concludere l'iter - commenta GuidoQuici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED (cui aderiscono ANPO-ASCOTI, CIMO, CIMOP e FESMED) -. I segretari aziendali CIMO-FESMED vigileranno con attenzione affinché le risorse vengano rapidamente trasferite dalle Regioni alle Aziende e, quindi, ai colleghi che dal 2019 al 2021 hanno redatto certificati INAIL senza percepire alcun compenso. Si tratta di un riconoscimento dovuto ai colleghi di Pronto soccorso, costretti a turni massacranti e a lavorare in condizioni drammatiche a causa della carenza di medici».


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martedì 21 giugno 2022

I: SANITA': 'FUGA DAGLI OSPEDALI', SONDAGGIO CIMO, '70% DEI MEDICI TOSCANI PRONTO A LASCIARE «Situazione drammatica, i pochi medici rimasti sono stremati. Basta soluzioni tappabuchi alla carenza di personale o gli ospedali saranno costretti alla chiusura»





Dr. L Preziuso  CIMO_FESMED


(Adnkronos) - Firenze 21 giugno 2022: Solo il 30% dei medici ospedalieri toscani, potendo scegliere, continuerebbe a lavorare in un ospedale pubblico. Il 28% fuggirebbe all'estero, il 21% sogna la pensione, l'11% preferirebbe lavorare in una struttura privata ed il 10% sta ponderando la possibilità di dedicarsi alla libera professione. Addirittura il 24% appenderebbe il camice al chiodo e sceglierebbe un'altra professione. È quanto emerge dal sondaggio condotto dal sindacato di categoria Federazione Cimo-Fesmed, a cui hanno aderito 236 medici di tutta la Toscana. «Sono numeri drammatici, ma che non ci stupiscono - commenta il neo-eletto presidente regionale della Federazione Lorenzo Preziuso -. Negli ultimi mesi hanno presentato le dimissioni decine di colleghi, stanchi di un lavoro estenuante che li espone ad aggressioni e contenziosi, che rende impossibile andare in ferie e usufruire dei congedi. I medici sono, sin da prima della pandemia, troppo pochi, costretti a lavorare in condizioni sempre peggiori, talvolta senza nemmeno rispettare la normativa sul riposo. Pronto soccorso e reparti sono ormai gironi infernali, da cui si esce solo dimettendosi o cambiando lavoro. Ma più colleghi se ne vanno, peggiore è la situazione per chi rimane a lavorare, incentivando da una parte dimissioni di massa e rendendo dall'altra ancora più complicato convincere i giovani ad entrare nel Servizio sanitario pubblico: non stupiamoci se molti concorsi vanno deserti o se i medici scelgono di lavorare negli ospedali dove le condizioni di lavoro sono meno gravose». «La situazione peggiore è nei Pronto soccorso e nel 118, dove gli organici sono dimezzati e non si riesce a coprire i turni - prosegue Preziuso -. Decine di postazioni medicalizzate di 118, a causa della carenza di medici, sono state sostituite da ambulanze infermieristiche senza tenere in considerazione le necessità assistenziali del territorio dove, come se non bastasse, sono state chiuse anche diverse postazioni di guardia medica. Ancora una volta si adatta il livello dell'assistenza alla disponibilità delle risorse e non il contrario, come sarebbe logico»







giovedì 9 giugno 2022

l Presidente del sindacato dei medici CIMO-FESMED: «Si dica onestamente ai cittadini che la tutela della loro salute e la sicurezza delle cure non interessano più a nessuno»



«Ma cosa studiamo a fare per 11 anni, noi medici, se poi ai non specialisti delle cooperative è consentito lavorare in ospedale e adesso agli infermieri lombardi è addirittura concesso di essere i supplenti dei medici di medicina generale? Ma cosa li teniamo a fare corsi di laurea di 6 anni e scuole di specializzazione di 4-5 anni se quello che vi impariamo non è ritenuto necessario per il nostro lavoro? Se la risposta alla carenza dei medici è assumere chiunque possa fare compagnia al paziente, senza considerare la sua formazione, trasformiamo il corso di laurea in Medicina in un corso triennale e aboliamo le specializzazioni. Risolveremmo i problemi di organico in un batter d'occhio. Tanto evidentemente la sicurezza delle cure e la tutela della salute dei cittadini non interessano più a nessuno». La provocazione è di Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED (cui aderiscono ANPO-ASCOTI, CIMO, CIMOP e FESMED), che non nasconde lo stupore e l'incredulità dinanzi alle dichiarazioni di ieri della vicepresidente e assessore al welfare della Lombardia Letizia Moratti sulle «sperimentazioni in corso presso alcune Asst» che riguardano «una supplenza degli infermieri sui medici di medicina generale».
«L'assessore Moratti – prosegue Quici - si è forse dimenticata che diagnosi e prescrizione delle terapie spettano al medico? Cosa dovrebbero fare gli infermieri-supplenti? E pensa davvero che ci siano infermieri disposti a rinunciare al loro ruolo fondamentale di assistenza al paziente per caricarsi di responsabilità cui non sono preparati? Sarebbe pronta a farsi visitare e curare da chi non ha le competenze adeguate, e spiegare ai cittadini che chiunque è meglio di nessuno? E di raccontare onestamente che la situazione in cui oggi si trova la Lombardia è frutto di anni di errata programmazione, e non di chissà quale disastro imprevedibile?».  
«Sulla salute delle persone non si scherza, e non si possono accettare questi giochi di pura demagogia. La Federazione CIMO-FESMED continuerà a difendere il ruolo dei medici da ogni attacco di questo tipo e in ogni ambito, anche se il disegno globale appare sempre più chiaro – conclude Quici -: abbassare sfacciatamente il livello della sanità pubblica per arrivare alla sua privatizzazione. Ma noi non siamo disposti a rimanere inermi a guardare».

Roma, 9 giugno 2022 -

giovedì 30 dicembre 2021

La Manovra è legge. Fisco, lavoro e sanità ecco i provvedimenti di interesse per i medici

Dopo il Senato, la Camera approva la legge Finanziaria per il 2022 a larga maggioranza, 355 voti favorevoli e 55 contrari. Il testo era stato blindato il 29 dicembre. Previsioni su tutti i temi sono riassunte in un migliaio di commi; 41 articoli, dal 159 al 190, sono dedicati alla disabilità; altri 38, da 258 a 296, alla sanità. Partiamo da una sintesi su fisco e lavoro, seguono le novità per la sanità pubblica.


Fisco - Il nuovo schema prevede 4 aliquote Irpef invece delle attuali 5 con un risparmio fiscale a vantaggio dei ceti medio-bassi e medi: fino a 15 mila euro si versa il 23% del reddito, il 25% da 15 mila a 28 mila, il 35% da 28 a 50 mila, il 43% da 50 mila. Cresce da 8 a 15 mila euro il tetto di reddito entro cui il lavoratore gode della detrazione "top" per lavoro dipendente di 1880 euro. Si azzera l'Irap per le microimprese e arrivano 2 miliardi per alleggerire il peso delle bollette del 1° trimestre 2022 (1,8 miliardi erano stati stanziati per la fine del 2021). Si confermano il superbonus al 110% senza limite di reddito Isee per le ristrutturazioni energetiche degli edifici ed arriva una detrazione del 75% per lavori edili di abbattimento delle barriere architettoniche; resta fino al 2025 il superbonus del 110% per la ricostruzione in Centro-Italia. Le cartelle esattoriali che arrivano nei primi 3 mesi del 2022 potranno essere pagate entro 6 mesi.


Politiche del lavoro - Aumenta da 7 a 10 giorni del congedo per i nuovi papà e si riducono del 50% i contributi nel '22 per le lavoratrici neo-mamme. Il datore privato che per coprire posti vacanti assume a tempo indeterminato soggetti titolari di reddito di cittadinanza e lo comunica alla piattaforma Anpal non versa contributi previdenziali ed assistenziali, a parte quelli Inail, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e le mensilità già godute dal beneficiario stesso (a meno che tale periodo non sia inferiore a 5 mesi), entro l'importo di 780 euro mensili. I lavoratori edili potranno pensionarsi a 63 anni a 32 anni di contributi (è un lavoro usurante).


Finanziamento Ssn - Per il Fondo sanitario nazionale sono previsti 2 miliardi in più l'anno: da 122 a 124 nel 2022, da 124 a 126 nel 2023, da 126 a 128 miliardi nel 2024. Arrivano 1,85 miliardi per un Fondo da destinare all'acquisto di vaccini contro il Covid-19. I 32 miliardi della Finanziaria 2021 per l'edilizia sanitaria diventano 34, ma 860 milioni saranno spesi per creare una scorta nazionale di DPI, reagenti e di kit di genotipizzazione come da PianoPanFlu 2021-23 e 42 milioni andranno a sviluppare sistemi informatici di sorveglianza epidemiologica. Sempre dal 2022 per aggiornare i livelli essenziali di assistenza, arrivano 200 milioni sul fabbisogno standard del Ssn. Il fondo per l'acquisto dei farmaci innovativi (un miliardo in tutto) è incrementato di 100 milioni per il 2022, di 200 milioni nel '23 e di 300 dal '24.


Liste d'attesa - Per recuperare pregressi ricoveri per interventi e diagnostica ambulatoriale ecco 500 milioni alle regioni che potranno coinvolgere il privato accreditato entro una porzione di quel budget pari a 150 milioni. Le regioni dovranno presentare entro gennaio un piano di rientro dalle liste d'attesa. Previsto l'aggiornamento delle tariffe massime Drg ospedaliere.


Personale - Per le spese di personale si potrà sforare non del 5 ma del 10% dell'aumento della spesa sanitaria. Per incrementare i contratti di formazione specialistica è autorizzata una spesa in più di 194 milioni di euro nel 2022, 319 nel '23, 347 nel '24, 425 nel '25, 517 nel '26 e 543 dal '27. Le regioni in carenza di personale, constatata l'impossibilità di attingere alle graduatorie in vigore, potranno ingaggiare anche nel 2022 medici specializzandi e stabilizzare per concorso medici, infermieri ed Oss reclutati a termine se questi ultimi hanno alle spalle almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, di cui 6 svolti tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022.

Pronti soccorso ed Usca - Accanto ai premi per medici ed infermieri (dipendenti) in prima linea contro il Covid - 27 milioni per i primi e 63 per i secondi- arriva un "contentino" per i medici del 118: con 36 mesi di anzianità anche non continuativi negli ultimi 10 anni, potranno concorrere per posti a tempo indeterminato anche se non possiedono il diploma del corso di formazione in medicina generale (commi 268-273). L'attività delle Unità Speciali di continuità assistenziale-Usca è prorogata al 30 giugno '22, con 105 milioni di finanziamento.


Medicina territoriale - Si autorizza una spesa crescente - 90,9 milioni di euro nel 2022, 150 nel '23, 328,3 nel '24, 591,5 nel '25 e un miliardo dal 2026 a valere sul finanziamento Ssn - per reclutare personale oltre i vincoli previsti. Dal FSN arrivano 10 milioni per ingaggiare nelle Asl psicologi per assistere gli adulti, 19,9 per gli adolescenti e 20 nelle scuole. Risorse anche per gli assistenti sociali: nel '26 saranno uno ogni 6500 abitanti. Resta il 7% il tetto della spesa farmaceutica convenzionata ma cresce all'8 % il tetto per acquisti diretti di Asl ed ospedali e salirà all'8,15 % nel '23 e all'8,30% dal '24 anche se le percentuali possono essere riviste ogni anno, sentita l'Aifa.


(doctor33)


venerdì 30 aprile 2021

CIMO-FESMED CONTRO DECISIONE TAR LAZIO SU DIREZIONE SPDC A PSICOLOGI LE SENTENZE AMMINISTRATIVE NON OMOLOGHINO SPECIFICITA’ E RESPONSABILITA’ DEI MEDICI

 Roma 29 aprile 2021 –

CIMO-FESMED interviene a difesa dei medici psichiatri "ad adiuvandum" nel ricorso in appello al Consiglio di Stato chiedendo di annullare o riformare la sentenza del Tar Lazio-Latina che permette l'accesso degli psicologi all'Avviso pubblico di incarico per responsabile di Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, indetto dalla ASL di Frosinone-Alatri.

In linea con la politica della Federazione in difesa della professione medica, CIMO-FESMED ritiene infatti che la conduzione di un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) debba essere affidata a medici psichiatri, soprattutto se parliamo di diagnosi e cura a favore di pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere.

La sentenza in questione (Tar Lazio, Latina, Sez. I, 01.02.2021, n. 39) aveva accolto le motivazioni addotte dal Consiglio dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, costituito in giudizio contro la A.S.L. Frosinone, per l'annullamento dell'Avviso Pubblico per l'attribuzione di un incarico di durata quinquennale, per la copertura di un posto di Direttore UOC SPDC Frosinone Alatri, indetto dalla stessa Azienda Sanitaria Locale.

"Certamente non si vuole aprire nessun contenzioso con altri professionisti – commenta il Presidente CIMO-FESMED Guido Quici – ma, soprattutto negli SPDC e per la direzione di una struttura complessa, la componente clinica è prioritaria rispetto a quella gestionale. Infatti, le principali attività, tra cui i trattamenti psichiatrici volontari ed obbligatori a pazienti in regime di ricovero, le attività cliniche ambulatoriali e le consulenze a favore anche di pazienti ospedalizzati per altre patologie non possono non tenere conto del ruolo direzionale del professionista clinico".

"Riteniamo dunque imprescindibile il ruolo del medico nella diagnosi e terapia dei pazienti con patologie psichiatriche, specie se assistite in regime di ricovero. In particolare, le competenze nel campo della diagnostica, soprattutto se differenziale rispetto a malattie neurologiche o internistiche, la scelta della linea terapeutica più idonea, la valutazione dell'appropriatezza dei ricoveri e la decisione per trattamenti sanitari obbligatori, sono tutte azioni che lo psichiatra mette in atto, non solo come puntuale prestazione professionale ma come sintesi di una strategia clinica il cui indirizzo deve necessariamente essere affidato a chi ha prevalenti competenze cliniche" aggiunge Quici.

L'intento della Federazione è quello di aggiungere nel merito del ricorso elementi conoscitivi per il Giudice, tali da rendere evidente che non è possibile "omologare" le competenze tra le varie figure professionali della Dirigenza Sanitaria le quali certamente condividono lo stesso CCNL e lo stesso percorso di carriera ma hanno differenti specificità di ruoli, di competenze e di livelli di responsabilità.

giovedì 14 maggio 2020

Accordo per il Piano di rientro attività ambulatoriale

 
La fase 2 di ripresa delle attività cliniche ambulatoriali prevede uno sforzo eccezionale da parte delle
aziende e dei professionisti per recuperare il ritardo accumulato durante la fase 1. Fattore necessario è
quello della piena motivazione da parte delle Direzioni Aziendali e, condizione indispensabile, dei
professionisti chiamati a mettere in campo un ulteriore, straordinario sforzo.

Ricognizione attività
Dalla ricognizione effettuata sui flussi di prenotazione ed erogazione risulta la seguente situazione
90mila prime visite prenotate e non erogate, di cui
· 76mila prime visite in regime istituzionale (pari al 85%)
· 14mila in ALPI (pari al 15%)
Inoltre risultano presenti nelle agende annuali a scorrimento giornaliero, e non erogate 146mila viste di
controllo.
La richiesta di nuove visite nel periodo Covid è stata pari a 1.000 prime visite al giorno
Nei primi 11 giorni di maggio la prescrizione media giornaliera per prime visite è stata pari a 2300, quindi si
stima un incremento complessivo fino al 30 maggio di 69mila prime visite in regime istituzionale
Pertanto i volumi complessivi da smaltire relativamente alle prime visite , fino a fine maggio, sono pari a
145mila; considerato che i tempi di attesa a 15/30 gg per tutte le prime visite (almeno per quelle a
monitoraggio) corrispondono a circa 50 mila prestazioni , risulta che il carico da smaltire in questo periodo
è pari a 95mila prestazioni

Capacità produttiva
Prima dell'era Covid la capacità produttiva del sistema regionale per le prime visite era di circa 6200 visite al
giorno, prevedendo in funzione delle mutate condizioni di erogabilità legate al distanziamento,
sanificazione locali etc, si stima una capacità produttiva giornaliera del 60%, cioè 3700 visite al giorno

Previsione tempi di rientro
Nell'ipotesi, verosimile, che nei prossimi 20 gg il tasso prescrittivo della domanda rimanga costante a 2300
al giorno, i giorni lavorativi necessari per smaltire il bisogno complessivo di prestazioni risulta pari a 25gg.

Pianificazione dell'attività aziendali
Ogni Azienda deve provvedere a ripulire, insieme ai direttori di struttura, le liste di prenotazione
contattando tutti gli utenti per i quali risulta una prestazione prenotata su agende di attività di marzo e
aprile, al fine di verificare se la stessa è da riprogrammare o se già erogata
Si da mandato ad ogni singola azienda di pianificare l'offerta di prestazioni nella misura almeno del 60% di
quella storicamente assicurata, e di realizzarla attraverso l'integrazione tra attività orario istituzionale e
orario in produttività aggiuntiva necessario per soddisfare tale capacità produttiva
Visite di controllo e follow-up
E' di fondamentale importanza aggredire le liste di prenotazione nelle agende annuali a scorrimento
giornaliero, non erogate nel periodo covid nel più breve tempo possibile in quanto non più procrastinabili.;
tenendo conto anche che a queste si sommano quelle già prenotate per i prossimi mesi.
Si da mandato alle aziende di programmare un piano di riassorbimento di queste visite (pari a 146mila +
quelle già in lista per il mese di maggio) sempre con l'integrazione tra attività istituzionale ed attività
aggiuntiva, nonché sfruttando al massimo le potenzialità offerte in questo settore dalla televisita.
Le prestazioni di televisita sono supportate da programmi che rispettano le norme europee in tema di
privacy e sono già disponibili ed operative, normate da delibera regionale 464 del 6 aprile.

Libera professione
Per garantire il diritto acquisito dei pazienti già prenotati in ALPI (come ricordato circa 14mila), si propone
la stessa modalità di smaltimento già definite per l'attività istituzionale sia clinica che di diagnostica per
immagini, cioè richiamo dei pazienti in lista al fine di ripulire le liste di attesa e riprogrammare l'attività al
fine di riassorbire dette prestazioni
Secondo questa ipotesi i giorni lavorativi necessari per smaltire le prestazioni prenotate in ALPI e sospese
in periodo Covid risulta pari a 21-28 gg a decorrere dal 18 maggio 2020, tempo utile anche per lo
smaltimento delle attività istituzionali. Quindi, se l'obiettivo del piano è rispettato, dal 15 di Giugno la libera
professione è riattivata
Le parti concordano comunque di valutare congiuntamente, anche con ogni singola azienda, l'andamento
del riassorbimento delle attività, sia istituzionali che in libera professione, dopo 14 giorni, per assicurare il
piano di rientro a 21-28 giorni
In caso contrario le parti si ritrovano, congiuntamente con ogni singola azienda, a livello di Area Vasta, per
individuare le soluzioni per il superamento delle criticità che ne hanno limitato il raggiungimento fatto salvo
quanto previsto dalle normative nazionale vigente in termini di libera professione intramoenia e tempi di
attesa.
Data la straordinarietà dello sforzo richiesto, in questa fase, limitata nel tempo, le prestazioni effettuate in
aggiuntiva saranno considerate come acquistate dall'azienda ad una tariffa di 90 euro ora.
Le aziende potranno contrattare con le equipe anche l'acquisto di orario di guardia notturna e festiva da
retribuire a 60 euro/ora, tale orario dovrà essere utilizzato per la creazione di slot aggiuntivi di attività
ambulatoriale istituzionale. Tali turni potranno essere effettuati anche dai medici con rapporto di lavoro
non esclusivo prevedendo una retribuzione del lavoro straordinario elevato a 60 euro/ora
Le aziende si impegnano a mettere a disposizione tutti gli operatori di supporto cup/libera professione
necessari per l'operazione di ripulitura delle liste pregresse e ricollocazione degli appuntamenti.
Nell'ambito del presente accordo si definisce anche che l'indennità prevista dal decreto del 6396 del 4
Maggio 2020, verrà interamente erogata nel mese di giugno insieme al saldo dell'1%.