lunedì 13 marzo 2023

Pronto soccorso. Regione convoca incontro con le Asl e le aziende



Bezzini e i dirigenti della sanità toscana incontreranno direttori e responsabili dei Ps. Il 9 marzo sarà con l’Asl Toscana Centro e con le aziende ospedaliere universitarie Careggi e Meyer. Il 14 marzo gli incontri saranno due: il primo con l’Asl Toscana Nord Ovest, la Fondazione Monasterio e l’Aou Pisa e il secondo con l’Asl Toscana Sud Est e l’Aou senese. Oggetto degli incontri la condivisione delle linee guida della delibera.

- Lavori in corso per i pronto soccorso toscani. Tra questa e la prossima settimana l’assessore e i dirigenti della sanità toscana incontreranno i direttori e responsabili dei pronto soccorso delle tre aree vaste. Oggetto degli incontri la condivisione delle linee guida della delibera, annunciata nei giorni scorsi, che recepirà le migliore pratiche a livello nazionale e regionale sull’organizzazione di questi reparti e della proposta di legge per anticipare quanto approvato dal precedente governo nazionale rispetto all’indennità aggiuntiva per i medici che lavorano nei pronto soccorso, in attesa che si arrivi ad un accordo sulla contrattazione nazionale, condizione indispensabile per procedere all’assegnazione definitiva dell'indennità aggiuntiva.

Il 9 marzo alle 15 l’incontro sarà con l’Asl Toscana Centro e con le aziende ospedaliere universitarie Careggi e Meyer. Il 14 marzo gli incontri nel pomeriggio saranno due: il primo con l’Asl Toscana Nord Ovest, la Fondazione Monasterio e l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e il secondo con l’Asl Toscana Sud Est e l’Azienda ospedaliero-universitaria senese.

Seguiranno alle tre riunioni confronti con le organizzazioni sindacali. Fondamentale sarà anche il contribuito dell’Organismo toscano del governo clinico, a cui nei prossimi giorni sarà trasmessa l’apposita documentazione.

giovedì 9 marzo 2023

Sanità a rischio crack? Quici (CIMO-FESMED): «Servono più risorse, ma anche una riforma del fondo sanitario»

 

Il Presidente del sindacato dei medici: «Senza un intervento sulla composizione del fondo sanitario nazionale il finanziamento non sarà mai sufficiente»


Roma, 9 marzo 2023 - Senza maggiori risorse la sanità pubblica rischia il fallimento. Questa volta non è un sindacato a lanciare l’allarme, ma le Regioni in un documento drammatico presentato al Ministro della Salute Orazio Schillaci e al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e pubblicato sui giornali.

«Sono anni che sosteniamo la necessità di aumentare i finanziamenti da destinare alla sanità, se si intende mantenere il Servizio sanitario nazionale pubblico e universalistico – commenta Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -. Sono anni che chiediamo onestà nei confronti dei cittadini, se si intende privatizzarlo. Sono anni che proponiamo inascoltati quelle stesse misure che ora le Regioni reputano necessarie per salvare il salvabile. Non possiamo, allora, che condividere le richieste delle Regioni, soprattutto per quel che riguarda il tetto di spesa sul personale e la defiscalizzazione del salario accessorio. Considerando la marginalità dell’incremento economico previsto dal CCNL 2019-2021 per il quale sono in corso le trattative, è essenziale trovare risorse aggiuntive per valorizzare il personale. Così come è necessario applicare nelle Aziende i contratti conclusi a livello nazionale, cosa che invece in 8 casi su 10 non avviene, impedendo al personale la progressione di carriera».

«Riteniamo tuttavia – specifica il Presidente CIMO-FESMED - che senza un intervento sul fondo sanitario nazionale il finanziamento non sarà mai sufficiente. L’attuale fondo indistinto, che finanzia tanto l’acquisto di una siringa quanto il rinnovo dei contratti del personale, porta infatti Regioni e Aziende ad utilizzare le risorse non sempre in modo appropriato».

«Basti pensare – aggiunge Quici - che tra il 2010 ed il 2020 l’accantonamento dell’esercizio è aumentato del 451%, o che solo nel 2020 i residui dei fondi ammontavano ad oltre 355 milioni, a causa della mancata attuazione dei contratti aziendali. O, ancora, che i costi per “beni e servizi” (in cui ad esempio rientrano i medici a gettone) sono aumentati a dismisura, mentre le voci che riguardano il personale sono bloccate, a causa del tetto sul costo del personale. È essenziale, allora, investire di più nel Servizio sanitario nazionale; ma è altrettanto fondamentale spendere le risorse a disposizione in modo appropriato».

martedì 24 gennaio 2023

bocciare un provvedimento iniquo che confonde il maquillage con la sostanza, provando a nascondere un altro duro colpo alla sanità pubblica”.

Intersindacale Medici

24 gennaio 2023    - L’intersindacale della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria composta dalle sigle ANAAO ASSOMED – CIMO-FESMED (ANPO-ASCOTI – CIMO - CIMOP - FESMED) – AAROI-EMAC – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN – FVM Federazione Veterinari e Medici – CISL MEDICI, si appella al Parlamento “per bocciare un provvedimento iniquo che confonde il maquillage con la sostanza, provando a nascondere un altro duro colpo alla sanità pubblica”.

“Con una coazione a ripetere degna di miglior causa, le forze politiche di maggioranza hanno riproposto, in sede di conversione del decreto milleproroghe, l’aumento a 72 anni dell’età pensionabile dei medici convenzionati e dipendenti, ospedalieri e universitari, già bocciato nella legge di bilancio 2023. Una proposta indecente, un colpo di mano in una sede legislativa inappropriata, un regalo a potenti lobbies universitarie, con il pretesto della grave carenza di medici”.

Così in una nota l’intersindacale della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria composta dalle sigle ANAAO ASSOMED – CIMO-FESMED (ANPO-ASCOTI – CIMO - CIMOP - FESMED) – AAROI-EMAC – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN – FVM Federazione Veterinari e Medici – CISL MEDICI.

“Dopo che il rapporto OCSE 2022 pone l’Italia al primo posto in Europa per l'età media dei medici dipendenti, con il 56% della categoria che ha più di 55 anni - sottolineano i sindacati - non è accettabile che l'unica risposta alla carenza di risorse umane sia un espediente. Una proposta del genere non solo non riduce il ricorso alle cooperative per il lavoro notturno e festivo, interessando personale che notoriamente non lavora di notte e di domenica, ma produce congelamento delle carriere e delle assunzioni negli ospedali, con un danno consistente per le donne e i giovani, in un momento in cui il numero di contratti di formazione specialistica registra un notevole incremento”.

“Il SSN ha bisogno di interventi strutturali - aggiungono - primo tra tutti l'abolizione del tetto di spesa sul personale, che è la madre di tutte le battaglie, per consentire l'immediata assunzione dei giovani medici, anche specializzandi, pronti ad entrare nel SSN ma, di fatto, dolosamente bloccati proprio da chi ha interesse a sostituirli con i pensionati”.

“La crisi della sanità pubblica non si risolve con l’utilizzo di medici ultrasettantenni o il reintegro dei no vax, che, come armi di distrazione di massa, sono la spia della volontà di non affrontare il problema. Nè con il lavoro a cottimo dei medici gettonisti, italiani o stranieri che siano, che mina la sicurezza delle cure aumentando il rischio clinico e l’esposizione (anche assicurativa) dei medici, dirigenti sanitari e veterinari e nel contempo mina la sicurezza dei conti consentendo un uso extra contrattuale di risorse. Tantomeno si risolve con un metodo di calcolo del fabbisogno di specialisti che, come nel recente documento elaborato da Agenas, mira al massimo ribasso. Interventi del genere non sono accettabili nemmeno con la giustificazione del ‘male minore’”, scrivono ancora i sindacati.

“Siamo di fronte a elementi di una complessiva mistificazione di una realtà che è fatta di carenza, di posti letto, di personale, di appetibilità del lavoro all’interno del Servizio Sanitario pubblico, di livelli retributivi in media con quelli europei. Carenza che richiede misure che il Governo conosce, ma non vuole applicare. Non c'è più tempo. E le toppe sono sempre peggio dei buchi”, aggiungo ancora, appellandosi al Parlamento “per bocciare un provvedimento iniquo che confonde il maquillage con la sostanza, provando a nascondere un altro duro colpo alla sanità pubblica”.

martedì 15 novembre 2022

Carenza personale, ospedali in servizio H24 con medici di altre strutture. I sindacati dicono basta

 


Dr. Lorenzo Preziuso

Manca personale? Niente paura, il servizio H24 in ospedale si sostiene con l'apporto di medici giunti da altri presidi. Un reparto garantito da prestazioni "mordi e fuggi"! Sulla carta può sembrare un'idea vincente. Il cittadino è contento, il reparto c'è. Ma a quale prezzo? I sindacati medici dell'Usl Nord Ovest Toscana hanno deciso di sollevare il velo su questi problemi dopo che l'utilizzo di personale a copertura di turni, provenienti da ospedali diversi, è diventata la regola che dura da anni. «La carenza di personale medico che si protrae già dal 2018, non ha mai visto una soluzione strutturale e l'organizzazione del servizio in diverse unità operative è stata portata avanti con soluzioni tappabuchi», dice Lorenzo Preziuso presidente Cimo Fesmed in Toscana. Per quanto riguarda l'Usl Nord Ovest, Preziuso cita il caso dell'Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell'Ospedale di Castelnuovo Garfagnana, dove l'unico medico rimasto in organico, è il primario. Per coprire servizi di guardia di 24 ore e per l'assistenza in reparto, si ricorre a cardiologi provenienti da altri ospedali, che vi effettuano turni occasionali. «In questo modo non è possibile assicurare un'adeguata continuità assistenziale e si rischiano gravi ripercussioni sulla qualità delle cure. Purtroppo, parliamo della punta di un iceberg che riguarda anche altri ospedali, spesso piccoli e periferici: una situazione drammatica dovuta al mancato turnover che non copre pensionamenti, rinnovi di contratti a termine e le ormai frequenti fughe verso realtà meglio organizzate e più sicure».

«Siamo medici e facciamo del nostro meglio per assicurare una adeguata assistenza. Ci prestiamo a coprire i turni per non sguarnire nosocomi e pronto soccorso», continua Preziuso. «Ma a tutto c'è un limite. Ormai da anni tutto si basa sul sacrificio dei professionisti, che devono rinunciare alle ferie e ai previsti riposi per coprire le sempre maggiori carenze di personale. Molte volte si superano, per questo, i limiti previsti dalla normativa europea sull'orario del lavoro, senza considerare che spostare personale per prestare servizio in altro ospedale significa sguarnire quello di provenienza. Le direzioni devono prenderne atto. Se in un reparto l'organico è insufficiente a coprire il servizio, e non si può garantire un'assistenza adeguata con personale stanziale, vanno trovate soluzioni alternative. L'interlocuzione con la Regione per cambiare le cose c'è; stiamo lavorando per cercare soluzioni efficaci e condivise». Il problema non è solo della regione Toscana. I continui tagli alla sanità, ormai da decenni, hanno ridotto le risorse e con questo è a rischio la qualità dell'assistenza. Purtroppo, si prevede che nei prossimi tre anni le risorse sanitarie scenderanno ad una percentuale di Pil inferiore ai livelli pre-Covid. Cimo Fesmed nazionale ha scritto una lettera al governo e agli italiani, in cui si avvisa che "presto non ci saranno più medici per curarvi. Se potete permettervi un'assicurazione sanitaria iniziate ad informarvi su come acquistarla". Il timore è che di qui al 2026, anno in cui la spesa sanitaria sarà scesa sulla soglia del 6% del Pil, sarà "pressoché impossibile far funzionare gli ospedali e mantenere un livello di assistenza di qualità della sanità pubblica". I medici del sindacato presieduto da Guido Quici, al quale aderiscono le sigle Anpo-Ascoti, Cimo, Cimop e Fesmed, chiedono più fondi per la sanità nella prossima Legge di Bilancio per impedire lo smantellamento degli ospedali e della medicina del territorio.

venerdì 28 ottobre 2022

«Necessario riformare l’ospedale»

Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed e Aaroi-Emac al Governo: «Necessario riformare l'ospedale»

I sindacati accendono i riflettori sulla "questione ospedaliera" e invitano il nuovo Governo a disegnare una nuova filiera della salute che parta dai bisogni del paziente e dalle esigenze del personale sanitario


Roma, 27 ottobre 2022 – Tra i principali dossier che il nuovo Ministro della Salute Orazio Schillaci ha trovato sul tavolo c'è senza dubbio la riforma della sanità territoriale, già impostata nel DM 77. Una riforma apprezzabile sotto molti punti di vista ma incompleta e, soprattutto, sottofinanziata, considerando che per essere attuata oltre ai fondi del PNRR necessita di un adeguamento importante del Fondo sanitario nazionale ad oggi non previsto. Una riforma, inoltre, che appare del tutto sganciata dall'organizzazione degli ospedali, e che, dunque, non supera quell'impostazione a silos del Servizio sanitario nazionale che in questi ultimi anni ha mostrato tutti i suoi limiti. Una riforma, quindi, che non sembra essere in grado di risolvere il cronico, ed ormai insostenibile, riversamento sul sistema ospedaliero dei bisogni di salute che la sanità territoriale non riesce a garantire. Insomma, una montagna che rischia di partorire soltanto qualche topolino.

Sebbene – incredibilmente – non se ne parli, a tutti gli addetti ai lavori risulta lampante la "questione ospedaliera", che deve essere affrontata con almeno pari dignità e importanza di quella territoriale. Anche sulla rete degli ospedali infatti occorre intervenire con urgenza, poiché le logiche del DM 70/2015 che tutt'oggi la governano risultano superate e fallimentari, avendo prodotto, negli anni, razionalizzazioni e ottimizzazioni che altro non sono che tagli tesi a ridurre drasticamente l'offerta sanitaria per i cittadini. Nel 2019 sono stati effettuati 1,36 milioni di ricoveri ordinari in meno rispetto al 2010, un calo non compensato, come si potrebbe immaginare, da un aumento di ricoveri di day hospital e day surgery, poiché anch'essi sono diminuiti di 1,27 milioni. E numeri col segno negativo si riscontrano anche sul territorio, dove le attività di radiologia diagnostica sono diminuite del 30%, l'attività clinica ambulatoriale del 32% e le indagini di laboratorio del 19%. Insomma il dato di cui tutti dovrebbero preoccuparsi è la diminuzione generale delle cure, sul territorio quanto negli ospedali.

Il SSN, per com'è organizzato oggi, non funziona anche a causa di mancate politiche di prevenzione e di mancati piani emergenziali, come dimostrato dalla pandemia Covid. I cittadini iniziano a scegliere di curarsi nel privato, se possono, o di non curarsi: il 54% della popolazione opta oggi per cure out of pocket, mentre secondo l'ISTAT 4 milioni di italiani rinunciano alle cure mediche per motivi economici e circa 2 milioni a causa delle liste di attesa.

Al nuovo Governo si presenta dunque un'occasione imperdibile: rivedere complessivamente l'organizzazione del Servizio sanitario nazionale, partendo dai bisogni del paziente e sostituendo la logica dei silos con una vera filiera della salute.

Nella sanità del futuro che immaginiamo, l'ospedale è il luogo in cui ci si occupa delle acuzie, circondato da strutture di livello territoriale in cui gestire le cronicità, la prevenzione di primo livello, la riabilitazione, l'assistenza domiciliare.

Un ospedale moderno, tecnologicamente avanzato, interconnesso, che superi l'impostazione aziendalistica e la logica degli standard di volumi ed esiti ridotti a mero criterio economicistico di una "produzione" da opificio.

Nella sanità del futuro, la sanità 4.0, immaginiamo che non si ragioni più con una visione aziendalistica che ha prodotto in 10 anni riduzioni importanti di posti letto e di personale, ha precluso ai professionisti ogni forma di carriera, ha incentivato i medici dipendenti ad uscire dal SSN e, alla fine, ha favorito un enorme aumento della spesa pubblica avvenuto anche con la somministrazione di lavoro interinale attraverso l'ingresso di "cooperative" italiane e straniere.

Si tratta di utopie o fantasie irrealizzabili? Ci piace credere di no: l'emergenza Covid-19 ha dimostrato come non ci sia crescita economica senza salute, ma non c'è salute senza un Servizio sanitario pubblico, universalistico, efficiente e organizzato razionalmente.

Una riforma essenziale per il Paese e per la salute di tutta la popolazione. Un grande progetto per il bene comune.

Ci auguriamo dunque che dal nuovo Governo, ed in particolare dal Ministro della Salute, sia accolta al più presto la nostra richiesta di un confronto aperto e collaborativo per potere offrire il nostro contributo


leggi comunicato stampa

mercoledì 13 luglio 2022

Cosa si sta facendo per colmare le carenze di personale sanitario?





Cosa si sta facendo per colmare le carenze di personale sanitario? Come si stanno convincendo medici, infermieri e professionisti sanitari a continuare a lavorare in ospedale? Quanto ancora dovremo aspettare per iniziare le trattative per il rinnovo del contratto di medici e dirigenti sanitari, scaduto nel 2019? In che modo si intendono migliorare le condizioni di lavoro in ospedale, a ridurre le aggressioni e i contenziosi, a sburocratizzare la professione medica? Quale riforma dell'organizzazione ospedaliera si sta immaginando per andare incontro alle grandi sfide che la salute pubblica ci porrà di fronte nel prossimo futuro? Come verranno risolti i problemi dei Pronto soccorso? Come si vogliono ridurre le liste d'attesa, senza chiedere ulteriori sacrifici al personale? Qual è il piano per bloccare l'autonomia differenziata, che metterebbe definitivamente in crisi il diritto universale alla salute?

La sanità è in crisi profonda, e sono troppe le domande che non trovano risposta. Sappiamo bene quanto sia complesso il momento politico, economico e sociale che il Paese sta attraversando, ma nulla può giustificare questo silenzio assordante sulle sorti della sanità pubblica e di chi vi lavora. La stagione degli eroi è da tempo conclusa, ma noi non dimentichiamo gli ultimi due anni e mezzo di lavoro in ospedale, e non siamo più disposti ad aspettare o a rimandare: in vista della legge di Bilancio, chiediamo con forza l'avvio di un confronto serio e serrato tra organizzazioni sindacali di categoria ed Istituzioni che metta sul tavolo tutte le questioni che riguardano la sanità, in particolare quella ospedaliera, ignorata ingiustamente dal processo di riforma finanziato con il PNRR.

In assenza di risposte concrete e rapide, la Federazione CIMO-FESMED non esiterà a dar vita a manifestazioni di protesta in tutti gli ospedali d'Italia con azioni che saranno al vaglio del prossimo direttivo federale.

Sanità in crisi profonda, CIMO-FESMED: «Proteste in tutta Italia se non si avvia un confronto tra sindacati e Istituzioni»

 Sanità in crisi profonda, CIMO-FESMED: «Proteste in tutta Italia se non si avvia un confronto tra sindacati e Istituzioni»
Il sindacato dei medici: «La stagione degli eroi è da tempo conclusa, ma noi non dimentichiamo gli ultimi due anni e mezzo di lavoro in ospedale, e non siamo più disposti ad aspettare o a rimandare»
Roma, 13 luglio 2022 - Cosa si sta facendo per colmare le carenze di personale sanitario? Come si stanno convincendo medici, infermieri e professionisti sanitari a continuare a lavorare in ospedale? Quanto ancora dovremo aspettare per iniziare le trattative per il rinnovo del contratto di medici e dirigenti sanitari, scaduto nel 2019? In che modo si intendono migliorare le condizioni di lavoro in ospedale, a ridurre le aggressioni e i contenziosi, a sburocratizzare la professione medica? Quale riforma dell'organizzazione ospedaliera si sta immaginando per andare incontro alle grandi sfide che la salute pubblica ci porrà di fronte nel prossimo futuro? Come verranno risolti i problemi dei Pronto soccorso? Come si vogliono ridurre le liste d'attesa, senza chiedere ulteriori sacrifici al personale? Qual è il piano per bloccare l'autonomia differenziata, che metterebbe definitivamente in crisi il diritto universale alla salute?
La sanità è in crisi profonda, e sono troppe le domande che non trovano risposta. Sappiamo bene quanto sia complesso il momento politico, economico e sociale che il Paese sta attraversando, ma nulla può giustificare questo silenzio assordante sulle sorti della sanità pubblica e di chi vi lavora. La stagione degli eroi è da tempo conclusa, ma noi non dimentichiamo gli ultimi due anni e mezzo di lavoro in ospedale, e non siamo più disposti ad aspettare o a rimandare: in vista della legge di Bilancio, chiediamo con forza l'avvio di un confronto serio e serrato tra organizzazioni sindacali di categoria ed Istituzioni che metta sul tavolo tutte le questioni che riguardano la sanità, in particolare quella ospedaliera, ignorata ingiustamente dal processo di riforma finanziato con il PNRR.
In assenza di risposte concrete e rapide, la Federazione CIMO-FESMED non esiterà a dar vita a manifestazioni di protesta in tutti gli ospedali d'Italia con azioni che saranno al vaglio del prossimo direttivo federale.