Dr. L Preziuso CIMO_FESMED
(Adnkronos) - Firenze 21 giugno 2022: Solo il 30% dei medici ospedalieri toscani, potendo scegliere, continuerebbe a lavorare in un ospedale pubblico. Il 28% fuggirebbe all'estero, il 21% sogna la pensione, l'11% preferirebbe lavorare in una struttura privata ed il 10% sta ponderando la possibilità di dedicarsi alla libera professione. Addirittura il 24% appenderebbe il camice al chiodo e sceglierebbe un'altra professione. È quanto emerge dal sondaggio condotto dal sindacato di categoria Federazione Cimo-Fesmed, a cui hanno aderito 236 medici di tutta la Toscana. «Sono numeri drammatici, ma che non ci stupiscono - commenta il neo-eletto presidente regionale della Federazione Lorenzo Preziuso -. Negli ultimi mesi hanno presentato le dimissioni decine di colleghi, stanchi di un lavoro estenuante che li espone ad aggressioni e contenziosi, che rende impossibile andare in ferie e usufruire dei congedi. I medici sono, sin da prima della pandemia, troppo pochi, costretti a lavorare in condizioni sempre peggiori, talvolta senza nemmeno rispettare la normativa sul riposo. Pronto soccorso e reparti sono ormai gironi infernali, da cui si esce solo dimettendosi o cambiando lavoro. Ma più colleghi se ne vanno, peggiore è la situazione per chi rimane a lavorare, incentivando da una parte dimissioni di massa e rendendo dall'altra ancora più complicato convincere i giovani ad entrare nel Servizio sanitario pubblico: non stupiamoci se molti concorsi vanno deserti o se i medici scelgono di lavorare negli ospedali dove le condizioni di lavoro sono meno gravose». «La situazione peggiore è nei Pronto soccorso e nel 118, dove gli organici sono dimezzati e non si riesce a coprire i turni - prosegue Preziuso -. Decine di postazioni medicalizzate di 118, a causa della carenza di medici, sono state sostituite da ambulanze infermieristiche senza tenere in considerazione le necessità assistenziali del territorio dove, come se non bastasse, sono state chiuse anche diverse postazioni di guardia medica. Ancora una volta si adatta il livello dell'assistenza alla disponibilità delle risorse e non il contrario, come sarebbe logico»
martedì 21 giugno 2022
I: SANITA': 'FUGA DAGLI OSPEDALI', SONDAGGIO CIMO, '70% DEI MEDICI TOSCANI PRONTO A LASCIARE «Situazione drammatica, i pochi medici rimasti sono stremati. Basta soluzioni tappabuchi alla carenza di personale o gli ospedali saranno costretti alla chiusura»
giovedì 9 giugno 2022
l Presidente del sindacato dei medici CIMO-FESMED: «Si dica onestamente ai cittadini che la tutela della loro salute e la sicurezza delle cure non interessano più a nessuno»
«L'assessore Moratti – prosegue Quici - si è forse dimenticata che diagnosi e prescrizione delle terapie spettano al medico? Cosa dovrebbero fare gli infermieri-supplenti? E pensa davvero che ci siano infermieri disposti a rinunciare al loro ruolo fondamentale di assistenza al paziente per caricarsi di responsabilità cui non sono preparati? Sarebbe pronta a farsi visitare e curare da chi non ha le competenze adeguate, e spiegare ai cittadini che chiunque è meglio di nessuno? E di raccontare onestamente che la situazione in cui oggi si trova la Lombardia è frutto di anni di errata programmazione, e non di chissà quale disastro imprevedibile?».
«Sulla salute delle persone non si scherza, e non si possono accettare questi giochi di pura demagogia. La Federazione CIMO-FESMED continuerà a difendere il ruolo dei medici da ogni attacco di questo tipo e in ogni ambito, anche se il disegno globale appare sempre più chiaro – conclude Quici -: abbassare sfacciatamente il livello della sanità pubblica per arrivare alla sua privatizzazione. Ma noi non siamo disposti a rimanere inermi a guardare».
giovedì 30 dicembre 2021
La Manovra è legge. Fisco, lavoro e sanità ecco i provvedimenti di interesse per i medici
Dopo il Senato, la Camera approva la legge Finanziaria per il 2022 a larga maggioranza, 355 voti favorevoli e 55 contrari. Il testo era stato blindato il 29 dicembre. Previsioni su tutti i temi sono riassunte in un migliaio di commi; 41 articoli, dal 159 al 190, sono dedicati alla disabilità; altri 38, da 258 a 296, alla sanità. Partiamo da una sintesi su fisco e lavoro, seguono le novità per la sanità pubblica.
Fisco - Il nuovo schema prevede 4 aliquote Irpef invece delle attuali 5 con un risparmio fiscale a vantaggio dei ceti medio-bassi e medi: fino a 15 mila euro si versa il 23% del reddito, il 25% da 15 mila a 28 mila, il 35% da 28 a 50 mila, il 43% da 50 mila. Cresce da 8 a 15 mila euro il tetto di reddito entro cui il lavoratore gode della detrazione "top" per lavoro dipendente di 1880 euro. Si azzera l'Irap per le microimprese e arrivano 2 miliardi per alleggerire il peso delle bollette del 1° trimestre 2022 (1,8 miliardi erano stati stanziati per la fine del 2021). Si confermano il superbonus al 110% senza limite di reddito Isee per le ristrutturazioni energetiche degli edifici ed arriva una detrazione del 75% per lavori edili di abbattimento delle barriere architettoniche; resta fino al 2025 il superbonus del 110% per la ricostruzione in Centro-Italia. Le cartelle esattoriali che arrivano nei primi 3 mesi del 2022 potranno essere pagate entro 6 mesi.
Politiche del lavoro - Aumenta da 7 a 10 giorni del congedo per i nuovi papà e si riducono del 50% i contributi nel '22 per le lavoratrici neo-mamme. Il datore privato che per coprire posti vacanti assume a tempo indeterminato soggetti titolari di reddito di cittadinanza e lo comunica alla piattaforma Anpal non versa contributi previdenziali ed assistenziali, a parte quelli Inail, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e le mensilità già godute dal beneficiario stesso (a meno che tale periodo non sia inferiore a 5 mesi), entro l'importo di 780 euro mensili. I lavoratori edili potranno pensionarsi a 63 anni a 32 anni di contributi (è un lavoro usurante).
Finanziamento Ssn - Per il Fondo sanitario nazionale sono previsti 2 miliardi in più l'anno: da 122 a 124 nel 2022, da 124 a 126 nel 2023, da 126 a 128 miliardi nel 2024. Arrivano 1,85 miliardi per un Fondo da destinare all'acquisto di vaccini contro il Covid-19. I 32 miliardi della Finanziaria 2021 per l'edilizia sanitaria diventano 34, ma 860 milioni saranno spesi per creare una scorta nazionale di DPI, reagenti e di kit di genotipizzazione come da PianoPanFlu 2021-23 e 42 milioni andranno a sviluppare sistemi informatici di sorveglianza epidemiologica. Sempre dal 2022 per aggiornare i livelli essenziali di assistenza, arrivano 200 milioni sul fabbisogno standard del Ssn. Il fondo per l'acquisto dei farmaci innovativi (un miliardo in tutto) è incrementato di 100 milioni per il 2022, di 200 milioni nel '23 e di 300 dal '24.
Liste d'attesa - Per recuperare pregressi ricoveri per interventi e diagnostica ambulatoriale ecco 500 milioni alle regioni che potranno coinvolgere il privato accreditato entro una porzione di quel budget pari a 150 milioni. Le regioni dovranno presentare entro gennaio un piano di rientro dalle liste d'attesa. Previsto l'aggiornamento delle tariffe massime Drg ospedaliere.
Personale - Per le spese di personale si potrà sforare non del 5 ma del 10% dell'aumento della spesa sanitaria. Per incrementare i contratti di formazione specialistica è autorizzata una spesa in più di 194 milioni di euro nel 2022, 319 nel '23, 347 nel '24, 425 nel '25, 517 nel '26 e 543 dal '27. Le regioni in carenza di personale, constatata l'impossibilità di attingere alle graduatorie in vigore, potranno ingaggiare anche nel 2022 medici specializzandi e stabilizzare per concorso medici, infermieri ed Oss reclutati a termine se questi ultimi hanno alle spalle almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, di cui 6 svolti tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022.
Pronti soccorso ed Usca - Accanto ai premi per medici ed infermieri (dipendenti) in prima linea contro il Covid - 27 milioni per i primi e 63 per i secondi- arriva un "contentino" per i medici del 118: con 36 mesi di anzianità anche non continuativi negli ultimi 10 anni, potranno concorrere per posti a tempo indeterminato anche se non possiedono il diploma del corso di formazione in medicina generale (commi 268-273). L'attività delle Unità Speciali di continuità assistenziale-Usca è prorogata al 30 giugno '22, con 105 milioni di finanziamento.
Medicina territoriale - Si autorizza una spesa crescente - 90,9 milioni di euro nel 2022, 150 nel '23, 328,3 nel '24, 591,5 nel '25 e un miliardo dal 2026 a valere sul finanziamento Ssn - per reclutare personale oltre i vincoli previsti. Dal FSN arrivano 10 milioni per ingaggiare nelle Asl psicologi per assistere gli adulti, 19,9 per gli adolescenti e 20 nelle scuole. Risorse anche per gli assistenti sociali: nel '26 saranno uno ogni 6500 abitanti. Resta il 7% il tetto della spesa farmaceutica convenzionata ma cresce all'8 % il tetto per acquisti diretti di Asl ed ospedali e salirà all'8,15 % nel '23 e all'8,30% dal '24 anche se le percentuali possono essere riviste ogni anno, sentita l'Aifa.
(doctor33)
venerdì 30 aprile 2021
CIMO-FESMED CONTRO DECISIONE TAR LAZIO SU DIREZIONE SPDC A PSICOLOGI LE SENTENZE AMMINISTRATIVE NON OMOLOGHINO SPECIFICITA’ E RESPONSABILITA’ DEI MEDICI
CIMO-FESMED interviene a difesa dei medici psichiatri "ad adiuvandum" nel ricorso in appello al Consiglio di Stato chiedendo di annullare o riformare la sentenza del Tar Lazio-Latina che permette l'accesso degli psicologi all'Avviso pubblico di incarico per responsabile di Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, indetto dalla ASL di Frosinone-Alatri.
In linea con la politica della Federazione in difesa della professione medica, CIMO-FESMED ritiene infatti che la conduzione di un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) debba essere affidata a medici psichiatri, soprattutto se parliamo di diagnosi e cura a favore di pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere.
La sentenza in questione (Tar Lazio, Latina, Sez. I, 01.02.2021, n. 39) aveva accolto le motivazioni addotte dal Consiglio dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, costituito in giudizio contro la A.S.L. Frosinone, per l'annullamento dell'Avviso Pubblico per l'attribuzione di un incarico di durata quinquennale, per la copertura di un posto di Direttore UOC SPDC Frosinone Alatri, indetto dalla stessa Azienda Sanitaria Locale.
"Certamente non si vuole aprire nessun contenzioso con altri professionisti – commenta il Presidente CIMO-FESMED Guido Quici – ma, soprattutto negli SPDC e per la direzione di una struttura complessa, la componente clinica è prioritaria rispetto a quella gestionale. Infatti, le principali attività, tra cui i trattamenti psichiatrici volontari ed obbligatori a pazienti in regime di ricovero, le attività cliniche ambulatoriali e le consulenze a favore anche di pazienti ospedalizzati per altre patologie non possono non tenere conto del ruolo direzionale del professionista clinico".
"Riteniamo dunque imprescindibile il ruolo del medico nella diagnosi e terapia dei pazienti con patologie psichiatriche, specie se assistite in regime di ricovero. In particolare, le competenze nel campo della diagnostica, soprattutto se differenziale rispetto a malattie neurologiche o internistiche, la scelta della linea terapeutica più idonea, la valutazione dell'appropriatezza dei ricoveri e la decisione per trattamenti sanitari obbligatori, sono tutte azioni che lo psichiatra mette in atto, non solo come puntuale prestazione professionale ma come sintesi di una strategia clinica il cui indirizzo deve necessariamente essere affidato a chi ha prevalenti competenze cliniche" aggiunge Quici.
L'intento della Federazione è quello di aggiungere nel merito del ricorso elementi conoscitivi per il Giudice, tali da rendere evidente che non è possibile "omologare" le competenze tra le varie figure professionali della Dirigenza Sanitaria le quali certamente condividono lo stesso CCNL e lo stesso percorso di carriera ma hanno differenti specificità di ruoli, di competenze e di livelli di responsabilità.
giovedì 14 maggio 2020
Accordo per il Piano di rientro attività ambulatoriale
venerdì 8 maggio 2020
COMUNICATO STAMPA CIMO-FESMED CONTRO IL GOVERNATORE ROSSI, REVOCHI SUBITO LA DELIBERA CHE “PUNISCE” l’IMPEGNO DEI MEDICI NEGANDO IL DIRITTO ALLA LIBERA PROFESSIONE
Roma, 8 maggio 2020 -
"Presidente Rossi basta con la demagogia. Chiediamo l'immediata revoca della Delibera 49 del 3 Maggio 2020.
La Libera Professione è un diritto e negare i più elementari diritti contrattuali per perseguire una propria ideologia fatta solo di demagogia serve solo a rimarcare una gestione della sanità monocratica che, per l'ennesima volta, dimostra avversione alla professione medica". La Federazione dei medici CIMO-FESMED invia questo esplicito messaggio al Presidente della Regione Toscana che, per recuperare le prestazioni che sono state sospese in questi tre mesi per l'emergenza da coronavirus, con l'ordinanza 49 del 3 maggio individua la soluzione di una ripresa delle attività obbligando l'impegno dei medici su dodici ore ed oltre di tutti i giorni della settimana.
Come e con quali risorse? Con i progressivi tagli agli organici alle strutture sanitarie non eravamo in grado di sostenere nemmeno le prestazioni ordinarie? E' oggettivamente impossibile recuperare, con le stesse risorse, mesi di interventi e prestazioni diagnostiche e ambulatoriali non eseguite.
E se anche si vogliono ambulatori e sale operatorie attive 12 o 16 ore – si chiede il Presidente della Federazione Guido Quici - il Governatore Rossi ha fatto una stima del reale fabbisogno di personale medico e sanitario da dedicare a tutte le attività istituzionali, ai nuovi percorsi Covid, ed al recupero delle prestazioni sanitarie non rese in questi mesi? Lo vuole fare con le stesse risorse di personale? NO GRAZIE.
Se proprio quei medici che i cittadini e i media hanno giudicato "eroi" durante tutta l'emergenza Covid e che non si sono mai tirati indietro esponendosi a rischi che vanno oltre il contagio, continuano ad essere invece considerati dalle Istituzioni come "manovali" della sanità, a basso costo e senza tutele, è davvero ora di dire BASTA.
Se, come ringraziamento, ora si dispone il blocco dell'attività libero professionale intramoenia dei medici, impedendo ai cittadini ogni alternativa di cura, non si può accettare. Ancora di meno se si cerca di far intendere ai cittadini che se non sarà possibile recuperare gli arretrati dei tempi di attesa, sarà stata colpa dei medici che non hanno voluto rinunciare alla libera professione.
Perché il Presidente Rossi non vuole che, ad una progressiva riapertura delle attività non Covid, corrisponda un'analoga progressiva apertura dell'attività libero-professionale?
La Federazione CIMO-FESMED non può ammetterlo ed intende chiedere con forza il ritiro della Delibera n. 49 del 3.5.20, riservandosi ogni ulteriore azione risarcitoria.
martedì 5 maggio 2020
Intersindacale medica e veterinaria: “Schiaffo di Rossi ai medici in intramoenia: non potranno ricevere i loro pazienti”
Parte la fase 2 negli ospedali. Si riaprono gli ambulatori istituzionali, ma un'Ordinanza del Governatore impedisce di fatto ai cittadini di scegliere un professionista di riferimento. Continua invece l'attività libero professionale dei medici in extramoenia, di quelli convenzionati e di coloro che lavorano nelle cliniche private convenzionate. I sindacati minacciano la mobilitazione generale
05 MAG 2020 -
"Continua l'attività libero professionale dei medici dipendenti extramoenia, di quelli convenzionati e di coloro che lavorano nelle cliniche private convenzionate con il sistema sanitario pubblico. Solo i medici che hanno scelto il rapporto esclusivo con il sistema pubblico non potranno ricevere i loro pazienti, basti pensare alle centinaia di donne in gravidanza a cui viene negato il diritto di essere curate da un professionista di fiducia".
L'Intersindacale medica e veterinaria della Toscana alza le barricate. In un comunicato congiunto, Anaao Assomed, Cimo, Aaroi Emac, Fassid, Fesmed, Cgil Fp Medici, Cisl Medici, Fvm, Anpo Ascoti Fials, Uil Fpl Medici, puntano il dito verso un'Ordinanza del presidente Enrico Rossi che di fatto li sfavorisce impedendo di esercitare attività in intramoenia. E se non si farà marcia indietro minacciano di aprire una mobilitazione generale che vede come primo atto l'invio di una diffida ai vertici regionali e delle aziende sanitarie
"Oggi il Presidente della Toscana ci chiede turni di apertura dei sevizi ambulatoriali per 12 ore al giorno dal lunedì al sabato (e siamo pronti a fare anche di più!) – scrivono in una nota – e ci ripaga con un'ordinanza con cui compie uno scivolone di pregiudizio ideologico che oscura il rapporto di reciprocità con i dottori che lavorano nei suoi ospedali, dottori che hanno contribuito in modo determinante a rendere la sanità toscana una delle migliori d'Italia pur essendo i peggio pagati in Italia. Medici che, rinchiusi da mesi in ospedale hanno affrontato compatti l'emergenza Covid troppo spesso con protezioni insufficienti armati solo della loro etica professionale.
La libera professione dei medici a rapporto esclusivo non ha e non può avere relazione con i tempi di attesa perché questi dipendono dal gap di risorse che mancano all'appello di un sistema che, negli ultimi dieci anni, ha subito tagli di ogni genere mentre i bisogni e le tecnologie aumentano ogni giorno.
Certo, la normativa emergenziale può prevedere che si possa, in casi eccezionali, chiudere temporaneamente anche l'intramoenia in specifiche strutture, ma chiuderla a priori, in tutta la Toscana, prima ancora di ripartire con le attività assistenziali non solo è illegittimo ma inaccettabile sotto tutti i punti di vista.
L'Intersindacale Medica, Veterinaria e Sanitaria della Toscana, se il punto non verrà chiarito, se la politica regionale che ha responsabilità di governo non riuscirà a gestire questa situazione, aprirà una mobilitazione generale del sistema che come primo atto prevede una diffida che sarà recapitata ai vertici regionali e delle aziende sanitarie. Ma non basta, molti professionisti, delusi da come vengono trattati, meditano di passare all'extramoenia, ambito che ad oggi non sembra soggetto a iniziative estemporanee legate all'umore del politico di turno, che non prevede prelievi da parte dell'azienda che possono raggiungere anche il 50% dei ricavi, che garantisce piena libertà nell'esercizio della professione e elimina i vincoli di fedeltà ad un sistema pubblico che, purtroppo – concludono – in questa fase storica, sembra stare a cuore solo ai professionisti che turno dopo turno garantiscono la salute di tutti".