mercoledì 9 settembre 2026

ACCORDO PRELIMINARE CONTRATTO

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L’intenzione di Governo, Regioni e Aran sarebbe quella di chiudere il contratto dei medici e dei dirigenti sanitari 2025-2027 entro l’autunno, “se tutto filerà liscio”. O almeno così il sindacato Federazione CIMO-FESMED apprende dalla stampa. Ma, a giudicare dalle bozze che arrivano al tavolo negoziale, di liscio non sembra esserci proprio nulla.

«Anche la nostra intenzione è quella di chiudere il contratto il prima possibile, ma diventa difficile farlo se continuiamo a ricevere bozze di testo peggiori delle precedenti - dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. L’ultimo articolato ricevuto e di cui abbiamo discusso questa mattina in Aran prevede infatti passi indietro inaccettabili. Se questo è il modo in cui si intende accelerare la trattativa, siamo decisamente sulla strada sbagliata».

«La trattativa finora è proseguita in un clima positivo e costruttivo, ma se non si cambia rotta su alcuni capitoli del contratto la Federazione CIMO-FESMED è pronta a non firmare il pre-accordo. Non accetteremo che siano i medici a dover pagare il prezzo di un contratto che arretra sul piano normativo e non riconosce adeguatamente il loro lavoro» conclude Quici.

giovedì 3 settembre 2026

Incontro ARS Toscana

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                                                              Dr. Nicola Tosi
 Il giorno 1° Settembre si è svolto l’incontro con il Presidente della Regione Toscana, organizzato al fine di acquisire chiarimenti in merito alla nomina di Giovanni Grasso quale Commissario dell’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) Toscana. Durante il confronto, il Presidente ha illustrato le ragioni della propria scelta, chiarendo che la nomina è maturata nell’ambito di una fase di transizione destinata a condurre alla revisione dell’attuale governance dell’Agenzia. Secondo quanto riferito dal Presidente, la necessità di procedere a una revisione dell’assetto dell’ARS deriverebbe anche da indicazioni della Corte dei conti, che avrebbe evidenziato la necessità di distinguere le funzioni di rappresentanza istituzionale da quelle proprie della direzione tecnico-scientifica dell’Agenzia. Il nuovo modello prospettato prevederebbe pertanto l’introduzione della figura del Presidente dell’ARS, con compiti di rappresentanza istituzionale, distinta da quella del Direttore, il quale continuerebbe a essere garante delle competenze scientifiche proprie dell’Agenzia. Il Presidente Giani ha inoltre specificato che il futuro Direttore sarà individuato attraverso una procedura di selezione sempre con l’obiettivo di individuare una figura dotata delle necessarie competenze tecnico-scientifiche. Con riferimento alla nomina commissariale di Giovanni Grasso, il Presidente ha dichiarato che si tratta di una scelta fiduciaria e che al Commissario sarebbe affidato il compito di accompagnare l’Agenzia nel percorso di trasformazione, svolgendo una funzione di trait d’union tra l’attuale assetto dell’ARS e quello che avverrà con la futura riorganizzazione. Ribadiamo, tuttavia, la nostra posizione circa la necessità che, anche nella fase commissariale, trattandosi dell’esercizio di funzioni apicali dell’Agenzia, venga assicurato un profilo caratterizzato da competenze tecnico-scientifiche e da una conoscenza qualificata del sistema sanitario pubblico, coerentemente con la natura e la missione istituzionale dell’ARS Toscana. Riteniamo inoltre che la futura presidenza dell'ARS debba essere comunque affidata ad una figura dotata di un’adeguata autorevolezza professionale e competenze coerenti con la natura dell'agenzia. La rappresentanza di questo ente non può essere solo di tipo istituzionale ma implica la capacità anche di confrontarsi in modo qualificato con le Direzioni generali delle aziende sanitarie, con le istituzioni e con la politica. Prendiamo atto dei chiarimenti forniti dal Presidente e seguiremo con attenzione il percorso annunciato, riservandoci ogni ulteriore valutazione alla luce dei contenuti concreti della futura riforma.

martedì 21 luglio 2026

Libera Professione

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“Accogliamo con favore la proposta emendativa alla legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie che prevede la possibilità, per i medici ospedalieri, di lavorare al di fuori dell’orario di lavoro e su base volontaria in strutture pubbliche e private diverse dalla propria”.

Lo afferma Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, commentando l’emendamento presentato da Forza Italia.

Per Quici “si tratta di una proposta che va nella direzione di quella liberalizzazione della professione medica che auspichiamo da tempo e che 9 anni fa diede il titolo al congresso Cimo #liberalaprofessione. Ci auguriamo che l’emendamento venga accolto e che consenta un ammodernamento del rapporto di lavoro dei medici dipendenti del Ssn”.


venerdì 10 luglio 2026

superintramoenia

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Quando i cittadini non riescono ad accedere alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale nei tempi previsti, oltre uno su due (54%) si rivolge alla sanità privata. Solo il 9% sceglie invece l'attività libero-professionale intramoenia (ALPI), mentre il 7% rinuncia del tutto alle cure, anche se secondo l’ISTAT tale percentuale sfiora il 10%. Sono alcuni dei dati più significativi emersi dall'indagine realizzata dall'Istituto Piepoli per conto della FNOMCeO e presentata oggi a Roma.

Per la Federazione CIMO-FESMED, questi numeri dimostrano come l'intramoenia rappresenti una risorsa ancora largamente sottoutilizzata, nonostante possa contribuire sia a migliorare l'accesso alle cure sia a rendere più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica.

«Per anni l'intramoenia è stata indicata erroneamente come una delle principali cause delle liste d'attesa, ma questa indagine dimostra che i cittadini conoscono molto bene le vere criticità del sistema: la carenza di personale, le insufficienze strutturali e i problemi organizzativi - afferma Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. In questo scenario, se non è possibile aumentare rapidamente l'offerta di prestazioni attraverso nuove assunzioni e il potenziamento delle strutture, l'ALPI può rappresentare uno strumento concreto per ampliare l'offerta assistenziale e ridurre i tempi di attesa.
Allo stesso tempo, consente di rafforzare il rapporto di fiducia tra medico e paziente e costituisce un importante incentivo per trattenere i professionisti nel SSN. Perché questo accada, però, è necessaria una riforma profonda dell'attuale sistema».

Tra le possibili soluzioni, CIMO-FESMED indica il modello della cosiddetta "superintramoenia", già sperimentato in Lombardia: «Consentire alle assicurazioni sanitarie di indirizzare i propri assistiti verso le strutture pubbliche, dove potrebbero essere visitati da medici al di fuori dell'orario di servizio, significa creare nuove opportunità professionali per i medici e generare risorse economiche da reinvestire negli ospedali pubblici - prosegue Quici -. Si tratta di un modello che meriterebbe di essere esteso a livello nazionale».

In assenza di un intervento strutturale, il rischio è invece quello di assistere a un progressivo ridimensionamento dell'attività intramoenia: «I dati del Ministero della Salute evidenziano una tendenza ormai consolidata: tra il 2015 e il 2023 il numero dei medici che svolgono attività intramoenia è diminuito del 6%.

Oggi l'ALPI è gravata da procedure burocratiche complesse e da un sistema di costi che assorbe fino al 70% di quanto versa il paziente. È quindi inevitabile che molti professionisti preferiscano esercitare nel proprio studio o nelle strutture private, dove trovano condizioni economiche più favorevoli e possono garantire ai pazienti quella continuità di rapporto che il Servizio Sanitario Nazionale, nelle condizioni attuali, fatica ad assicurare», conclude Quici.


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mercoledì 1 luglio 2026

LETTERA ASSESSORE


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Gentilissima Assessora Dott.ssa Monni,
in qualità di Segretaria Aziendale AOU Careggi con il Consiglio Regionale della Federazione CIMO-FESMED, sentito il parere del legale del Sindacato, desideriamo sottoporre alla Sua attenzione la seguente questione concernente la deliberazione della Regione Toscana n. 460 del 13 aprile 2026, recepita dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, in materia di cartellino identificativo del personale per cui auspichiamo una rivalutazione delle informazioni riportate sullo stesso.

L’attuale disposizione prevede l’indicazione del nome di battesimo e dell’iniziale del cognome. A nostro avviso, tale modalità non tutela adeguatamente l’identità professionale del medico e può determinare un’eccessiva semplificazione del rapporto con l’utenza, introducendo un livello di confidenza non sempre appropriato al contesto professionale.


L’utilizzo del nome di battesimo rischia, infatti, di attenuare la percezione del ruolo, dell’autorevolezza e della responsabilità proprie della figura medica, incidendo sul riconoscimento della professionalità da parte dell’utenza.


Per tali ragioni, riteniamo opportuno riconsiderare la modalità di identificazione prevista, adottando una soluzione che, nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, garantisca anche la piena valorizzazione dell’identità e del ruolo professionale del medico


Riteniamo che una soluzione equilibrata, idonea a coniugare le esigenze di tutela dei dati personali con quelle di una chiara identificazione del professionista, possa prevedere l’indicazione sul cartellino identificativo dei seguenti elementi:


* titolo professionale (Dott. / Dott.ssa);

* nome e cognome, riportati mediante iniziali puntate;

* qualifica professionale;

* Unità Operativa di appartenenza;

* numero di matricola.


Tale formulazione consentirebbe di preservare la riconoscibilità e l’identità professionale del medico, garantendo al contempo il rispetto dei principi di minimizzazione dei dati personali e delle esigenze di sicurezza.


Confidando nella Sua attenzione verso le questioni rappresentate e auspicando una revisione della Deliberazione Regionale la scrivente Organizzazione Sindacale resta a disposizione per ogni utile confronto istituzionale volto all’ individuazione di soluzioni condivise.

Con osservanza


Patrizia Dr.ssa Sottili

Segretaria Aziendale AOU Careggi Federazione CIMO FESMED 



Contratto

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Oggi in ARAN confronto su alcuni temi chiave della bozza di CCNL 2025-2027: orario di lavoro, servizio fuori sede, intelligenza artificiale e incarichi.

👉🏻Orario di lavoro: CIMO-FESMED chiede maggiore chiarezza sull’algoritmo delle eccedenze orarie e respinge l’esclusione del riconoscimento economico delle ore in eccesso, che ridurrebbe le tutele per i dirigenti.

👉🏻Servizio fuori sede: forte contrarietà all’estensione del servizio alle sedi territoriali aziendali, che potrebbe consentire l’impiego dei medici ospedalieri nelle Case di Comunità senza alcun compenso aggiuntivo.
⚠️Se confermata, CIMO-FESMED non firmerà il contratto.⚠️

👉🏻Intelligenza artificiale: necessario un approfondimento specifico per la professione medica, considerando le implicazioni deontologiche e medico-legali.

👉🏻Incarichi: semplificato il percorso di progressione professionale dopo i primi 3 anni di esperienza; richiesta anche una valorizzazione al raggiungimento dei 10 anni.

👉🏻Ribadita inoltre la richiesta del requisito del 50%+1 della rappresentatività per i contratti integrativi aziendali e lo stop al finanziamento della formazione attraverso il fondo per le condizioni di lavoro.

🗓Prossimo incontro: 14 luglio.


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venerdì 19 giugno 2026

Quici Quido

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Il Presidente della Federazione CIMO-FESMED Guido Quici ha partecipato questa mattina alla tavola rotonda dedicata al contratto nazionale di lavoro organizzata dall’ANAAO ASSOMED nell’ambito del suo Congresso Nazionale, in corso a Roma.

“È un dato di fatto che nelle Aziende il contratto non sia applicato – ha dichiarato Quici -. Riteniamo essenziale allora inserire, tra gli obiettivi dei Direttori Generali su cui vengono valutati, la firma dei contratti integrativi aziendali. Contratti che, tra l’altro, dovrebbero essere validi solo se sottoscritti dal 50% + 1 della rappresentatività sindacale, un’altra necessità che sosteniamo con forza. È poi importante sbloccare le carriere: non è pensabile che solo il 6% dei medici possa ambire al ruolo di direttore di Unità Operativa Complessa e solo l’8% alla responsabilità di un’Unità Operativa Semplice. Bisogna quindi prevedere, nel contratto che attualmente stiamo discutendo in ARAN, un avanzamento per i colleghi dopo 3 anni e 10 anni di anzianità. Inoltre, occorre fare in modo che i 176 milioni stanziati annualmente per la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti medici e sanitari siano effettivamente utilizzati per tale finalità. Infine, insistiamo nel chiedere un maggiore coinvolgimento del Ministero della Salute nel dare impulso alla contrattazione: è infatti il Ministero della Salute, e non il Ministero della Pubblica Amministrazione, ad avere gli strumenti più idonei per essere coinvolto nella trattativa”.


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mercoledì 17 giugno 2026

Quici all’Assemblea ANAAO

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Il Presidente della Federazione CIMO-FESMED Guido Quici ha partecipato questa mattina alla tavola rotonda dedicata al contratto nazionale di lavoro organizzata dall’ANAAO ASSOMED nell’ambito del suo Congresso Nazionale, in corso a Roma.
“È un dato di fatto che nelle Aziende il contratto non sia applicato – ha dichiarato Quici -. Riteniamo essenziale allora inserire, tra gli obiettivi dei Direttori Generali su cui vengono valutati, la firma dei contratti integrativi aziendali. Contratti che, tra l’altro, dovrebbero essere validi solo se sottoscritti dal 50% + 1 della rappresentatività sindacale, un’altra necessità che sosteniamo con forza. È poi importante sbloccare le carriere: non è pensabile che solo il 6% dei medici possa ambire al ruolo di direttore di Unità Operativa Complessa e solo l’8% alla responsabilità di un’Unità Operativa Semplice. Bisogna quindi prevedere, nel contratto che attualmente stiamo discutendo in ARAN, un avanzamento per i colleghi dopo 3 anni e 10 anni di anzianità. Inoltre, occorre fare in modo che i 176 milioni stanziati annualmente per la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti medici e sanitari siano effettivamente utilizzati per tale finalità. Infine, insistiamo nel chiedere un maggiore coinvolgimento del Ministero della Salute nel dare impulso alla contrattazione: è infatti il Ministero della Salute, e non il Ministero della Pubblica Amministrazione, ad avere gli strumenti più idonei per essere coinvolto nella trattativa”.


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incompatibilità

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La Federazione CIMO-FESMED accoglie con favore la proposta del Ministro della Salute Orazio Schillaci di eliminare le incompatibilità che ad oggi impediscono ai medici ospedalieri di lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro e su base volontaria, in strutture diverse da quelle ordinarie.

«Si tratta di una richiesta che abbiamo avanzato più volte, nell'ottica di quella ‘liberalizzazione della professione medica’ che da sempre è un mantra della nostra organizzazione sindacale, dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED.

È evidente infatti che incompatibilita tanto rigide come quelle attuali rendono poco attrattivo il lavoro negli ospedali pubblici. È giusto invece che il medico sia libero di organizzare il proprio tempo nel modo che ritiene più adatto alle proprio esigenze e alle proprie inclinazioni professionali».

«Chiediamo tuttavia al Ministero e alle Regioni di coinvolgere i rappresentanti dei medici dipendenti del SSN in qualsiasi progetto di revisione delle incompatibilità, in modo da poter offrire un contributo costruttivo.

Non accetteremo infatti alcun impianto calato dall'alto e imposto esclusivamente per rendere operative le Case di Comunità entro il 30 giugno. Sono quattro anni che si conosce tale scadenza: non possono essere sempre, i medici ospedalieri a dover mostrare piena responsabilità dinanzi a ritardi e inadempienze altrui» conclude Quici.


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lunedì 8 giugno 2026

Trattativa CCNL 2025-2027: il punto sul nuovo incontro ARAN-Sindacati 💼 Continua il confronto sul rinnovo contrattuale. Al centro del tavolo di oggi la revisione delle relazioni sindacali.



📌 Le principali novità sul tavolo:
•⁠ ⁠Riunioni sindacali possibili anche da remoto
•⁠ ⁠Trasparenza sui fondi aziendali con scadenze semestrali e avvio dei negoziati entro il primo trimestre.
•⁠ ⁠Passano al confronto aziendale i piani di lavoro, la prevenzione del burnout e l'esonero dai turni notturni e guardie per gli over 62.
•⁠ ⁠Definizione a livello aziendale dei criteri per lo smart working

⚠️Resta aperta la partita sulla validità dei contratti integrativi aziendali: CIMO-FESMED ritiene prioritaria la regola del 50% + 1 delle deleghe per la firma. ARAN mostra apertura, ma serve l'accordo tra i sindacati.

Le ulteriori richieste di CIMO-FESMED includono linee guida regionali obbligatorie e lo spostamento del piano dei fabbisogni di personale al livello di confronto aziendale.


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Inviato da iPhone Saluti Mauro Marziali

mercoledì 3 giugno 2026

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medici ospedalieri non possono lavorare nelle Case di Comunità. Su questo la posizione della Federazione CIMO-FESMED è netta, fondata sia sul rispetto del contratto nazionale di lavoro sia su evidenti ragioni organizzative e di sostenibilità del sistema sanitario. 

Per questo motivo, CIMO-FESMED considera inaccettabile che alcune Aziende sanitarie, come quelle di Vicenza e Bassano, chiedano ai medici ospedalieri di lasciare i reparti per coprire turni nelle Case di Comunità: una iniziativa estremamente pericolosa, che potrebbe allargarsi ad altre Regioni.

Ma il contratto collettivo nazionale esclude che i medici che operano nei presidi ospedalieri possano essere coinvolti in servizi fuori sede. E, ancora prima delle norme, è il buon senso a suggerire prudenza: in una fase segnata da una gravissima carenza di personale medico e da liste d’attesa sempre più lunghe, sottrarre professionisti agli ospedali significherebbe aggravare ulteriormente le difficoltà nell’organizzazione dei turni e peggiorare la qualità della vita lavorativa dei medici.

«Il cerino non può, come sempre, rimanere in mano agli ospedalieri - dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -. Non è ipotizzabile che, per giustificare il funzionamento delle Case di Comunità e non perdere quindi i fondi del PNRR, si pensi di utilizzare a costo zero i medici ospedalieri e non coloro che istituzionalmente dovrebbero ricoprire questo ruolo sul territorio, ovvero gli specialisti ambulatoriali.

Una strada, questa, che prevede indubbiamente costi maggiori. Ma nella legge di Bilancio del 2022 sono stati stanziati oltre due miliardi di euro per finanziare il personale destinato alle nuove strutture territoriali del SSN. Che fine hanno fatto questi soldi?»
«In ogni caso, se davvero si vuole consentire ai medici ospedalieri di lavorare anche sul territorio – prosegue Quici -, si approvi rapidamente l’eliminazione delle incompatibilità oggi previste per i dipendenti del Servizio sanitario nazionale.

Sarà così il singolo medico, in piena libertà e autonomia, a decidere come impiegare il proprio tempo al di fuori dell’orario di lavoro: se dedicarsi alla famiglia, ai propri interessi personali oppure svolgere attività professionale nello studio privato, nelle cliniche o nelle Case e negli Ospedali di Comunità».
«La liberalizzazione della professione medica è da sempre uno dei principi cardine del nostro sindacato. Va realizzata con urgenza e con equilibrio, per restituire attrattività alla professione e permettere ai medici di valorizzare al meglio il proprio lavoro e il proprio tempo», conclude Guido Quici


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mercoledì 29 aprile 2026

Avvio Trattative nuovo contratto

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Si è concluso il primo incontro tra Aran e le organizzazioni sindacali dei medici e dirigenti sanitari, che segna l’avvio ufficiale delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027 dell’area sanità.

«La riunione si è svolta in un clima cordiale e costruttivo - dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED - ma abbiamo espresso forti perplessità sull’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che riteniamo particolarmente insidioso. Il riferimento alle persistenti difficoltà nel garantire la copertura dei fabbisogni di personale non deve infatti tradursi in un arretramento rispetto a conquiste importanti ottenute negli ultimi anni, soprattutto in materia di orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità. Per far fronte alle difficoltà di assumere personale non si può, in altre parole, peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti aumentandone i carichi di lavoro».

«Il contratto va migliorato nel solco delle ultime trattative, non certo peggiorato – prosegue Quici – altrimenti si rischierebbe di aggravare ulteriormente la fuga di medici e dirigenti sanitari dalla sanità pubblica. Per questo abbiamo chiesto all’Aran di trasmettere una prima bozza di articolato, così da comprendere con chiarezza come intenda recepire i contenuti dell’atto di indirizzo e avviare un confronto concreto nel merito».

«Abbiamo inoltre evidenziato la necessità di una revisione organica della disciplina della libera professione e chiesto che l’affidamento degli incarichi sia reso obbligatorio per tutti, anche nei casi in cui l’Azienda non abbia ancora provveduto alla loro individuazione. Inoltre, riteniamo che le attività di tutoraggio svolte dai dirigenti medici e sanitari debbano essere remunerate con fondi aziendali, e in particolare con le risorse destinate alla formazione. È inoltre fondamentale introdurre definizioni chiare e univoche della terminologia contrattuale, per evitare interpretazioni difformi e garantire un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Un ulteriore elemento di discussione dovrà essere l’introduzione del requisito del 51% della rappresentatività aziendale per la sottoscrizione dei contratti decentrati».

«Sul piano economico - prosegue il Presidente CIMO-FESMED - abbiamo ribadito che finché si resterà vincolati alle risorse stanziate per la funzione pubblica sarà impossibile valorizzare adeguatamente i professionisti. Chiederemo inoltre chiarimenti sulle risorse destinate al finanziamento delle misure di welfare, dal momento che i fondi attualmente disponibili appaiono pressoché inesistenti. Abbiamo poi condiviso l’esigenza di una maggiore valorizzazione della dirigenza sanitaria; tuttavia, non riteniamo che ciò possa avvenire mediante l’utilizzo dei fondi contrattuali. Qualora si voglia, come sarebbe opportuno, avvicinare le retribuzioni dei dirigenti sanitari a quelle dei medici, è necessario che lo Stato intervenga stanziando risorse extracontrattuali dedicate a questo obiettivo. Su questo punto, lo diciamo con chiarezza fin d’ora, la nostra posizione è ferma e non negoziabile», conclude Quici

venerdì 3 aprile 2026

Comunicato Stampa Toscana


In relazione alle dichiarazioni rese alla stampa dall'Assessora Monni sulle indennità di

pronto soccorso, condividiamo il fatto che ogni passaggio debba essere "chiaro,

trasparente e verificabile", e anche il fatto che "L'indennità di pronto soccorso non è una

scelta della Regione, ma una misura decisa e finanziata a livello nazionale" e che

"Le risorse arrivano dallo Stato e vengono distribuite alle Regioni secondo criteri precisi".

Ciò premesso, per la medesima chiarezza, non possiamo non far notare che per quanto

riguarda i dirigenti medici e sanitari, i fatti sono che a marzo non è avvenuto alcun

pagamento a tale titolo, e ciò è dovuto – come abbiamo fatto notare in occasione del

tavolo tecnico convocato in Assessorato il 13 febbraio u.s., con un preavviso di circa un

mese e mezzo e al quale l'Assessora per impegni inderogabili sopraggiunti non ha potuto

partecipare – alle informazioni carenti e contraddittorie fornite da parte delle aziende

sanitarie regionali delle quali – in una successiva riunione – abbiamo chiesto urgente

verifica, i cui esiti ad oggi stiamo ancora attendendo. Condividiamo anche l'affermazione

che "Il confronto con i lavoratori è fondamentale e continuerà ad esserlo…" ma non

possiamo anche in questo caso non far notare che ad oggi non abbiamo avuto risposta

alle richieste d'incontro ed alle istanze da noi formulate.

La richiesta principale è il richiamare le aziende al rispetto degli accordi sindacali

sottoscritti a livello regionale e recepiti con Delibere di Giunta, al fine di evitare che su

importanti istituti quali l'organizzazione e la gestione dell'orario di lavoro e la produttività

aggiuntiva, ciascuna amministrazione vada per conto proprio, ignorando tali Delibere.

E richiamare l'Assessorato al rispetto dell'accordo sottoscritto dal Presidente nel

settembre del 2022 per quanto riguarda l'apertura del tavolo tecnico per la revisione dei

protocolli d'intesa tra Regione ed Università, del quale – a distanza di oltre tre anni – non

vi è notizia.

Pur comprendendo le difficoltà organizzative che possono intervenire nell'esercizio delle

funzioni di governo, riteniamo fondamentale garantire continuità e presenza nei momenti

di confronto su temi che rivestono carattere strategico per il presente e il futuro della sanità

toscana. Confidiamo pertanto in una sollecita convocazione da parte dell'Assessorato per

affrontare in modo strutturato e risolutivo le problematiche ancora inevase, nella

consapevolezza a quanto pare condivisa, che solo attraverso un confronto diretto e

costante sia possibile individuare soluzioni concrete a tutela dei professionisti e del

sistema sanitario regionale nel suo complesso.

02 aprile 2026

venerdì 27 febbraio 2026

Firmato Contratto 2022-2024



Le organizzazioni sindacali ANAAO-ASSOMED e Federazione CIMO-FESMED hanno firmato questa mattina, presso l'ARAN, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei medici e dei dirigenti sanitari relativo al triennio 2022-2024. Dopo la pre-intesa siglata lo scorso 18 novembre, si è concluso infatti positivamente l'iter di verifica dell'accordo: il contratto può ora entrare ufficialmente in vigore.

In arrivo quindi, per 120.000 medici e 17.000 dirigenti sanitari non medici, aumenti e arretrati, che dovrebbero essere erogati già con le prossime buste paga: gli incrementi retributivi vanno dai 322 euro lordi mensili per gli incarichi professionali iniziali ai 530 euro lordi mensili per i direttori di struttura complessa di area chirurgica. Gli arretrati invece oscillano tra gli 8.710 euro per gli incarichi professionali iniziali e i 14.540 euro per i direttori di struttura complessa di area chirurgica, al lordo dell'indennità di vacanza contrattuale già corrisposta.

«Come abbiamo sempre sostenuto, il CCNL 2022-2024 è un contratto prevalentemente economico che andava chiuso rapidamente per poter aprire il confronto sul CCNL 2025-2027 e riallineare finalmente la contrattazione al triennio di riferimento – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario ANAAO ASSOMED, e Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Va senz'altro in questa direzione l'approvazione, da parte del Comitato di Settore, degli atti di indirizzo necessari a far partire le trattative per il triennio 2025-2027 sia per la dirigenza che per il comparto, che per la prima volta si svolgeranno dunque in parallelo».

«Peccato che questo percorso contrattuale, tra i più virtuosi degli ultimi decenni, non sia accompagnato dalla medesima attenzione da parte della politica, che annuncia di voler premiare l'impegno quotidiano dei professionisti della sanità nel garantire la tenuta del Servizio sanitario nazionale e poi rimanda sine die l'erogazione di tali riconoscimenti. Ci riferiamo – spiegano Di Silverio e Quici – alla mancata adozione, nella legge di Bilancio prima e nel Milleproroghe poi, della norma che avrebbe permesso il pagamento immediato degli aumenti dell'indennità di specificità, già stanziati ma incomprensibilmente vincolati alla firma del contratto 2025-2027. Ancora una volta – concludono - si chiede al personale sanitario di attendere per vedersi riconosciute risorse già disponibili. Un'assurdità che ci auguriamo sia urgentemente superata per dare un segnale concreto di attenzione e rispetto a medici e dirigenti sanitari, assicurando la piena valorizzazione del loro lavoro e la sostenibilità del sistema sanitario pubblico».


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venerdì 23 gennaio 2026

Reportage Pronto Soccorso Quici

 


Il settimanale Panorama ha pubblicato un reportage nei Pronto soccorso "nel picco dell'influenza" includendo anche un intervento del Presidente Guido Quici: "Mentre i medici dei reparti ospedalieri si dividono tra tempo in reparto, prestazioni intramoenia e studi privati, chi fa Pronto Soccorso -ed è uno specialista che nulla ha meno degli altri- fa solo il reparto d'emergenza lavorando anche su turni notturni e festivi, e con tutti i rischi di aggressioni e denunce e medicina difensiva che ormai ben conosciamo. Servirebbe un adeguamento del contratto e molta più attenzione per chi fa medicina di prima linea, 24 ore su 24. Altrimenti non possiamo poi lamentarci del fatto che gli studenti non scelgano più le specialità di emergenza-urgenza".

 



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giovedì 15 gennaio 2026

Incompatibilità



«Condividiamo pienamente i contenuti della proposta presentata questa mattina da Forza Italia e dal Ministro della Salute Orazio Schillaci che intende eliminare le incompatibilità oggi previste per i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale - dichiara Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED -. È una misura che va nella direzione della liberalizzazione della professione medica da sempre auspicata dalla Federazione CIMO-FESMED».

«L'approvazione di questo provvedimento consentirebbe infatti ai medici ospedalieri di scegliere se lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro, anche in altre strutture sanitarie, sia pubbliche che private convenzionate, sia ospedaliere che territoriali, mantenendo l'indennità di esclusività medica e ampliando l'offerta sanitaria per i cittadini, che è essenziale per l'abbattimento delle liste d'attesa».

«Si tratta di una misura che renderebbe più attrattivo lavorare nella sanità pubblica - prosegue Quici - arginando la fuga dagli ospedali soprattutto dei medici più giovani, attratti dalle sirene dell'estero e del privato puro».

«Apprezziamo anche l'intenzione annunciata dal Ministro Schillaci di confrontarsi con le parti sociali su questo tema, e di impegnarsi per prevedere un ruolo maggiore del Ministero della Salute nella contrattazione nazionale del personale sanitario, che rientra nella Pubblica amministrazione ma ha delle condizioni particolari di cui occorre tenere conto» conclude.


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martedì 13 gennaio 2026

La Nuova riforma del SSN



Lo schema di riforma del Servizio sanitario nazionale approvato ieri dal Consiglio dei Ministri solleva forti perplessità nel sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED. Le linee guida del disegno di legge delega sono estremamente generiche, ma alcune scelte appaiono già chiaramente critiche. In particolare, l'istituzione degli "ospedali elettivi" – strutture per acuti prive di Pronto soccorso – rischia di creare una rete ospedaliera frammentata, con presidi incompleti e un inevitabile aumento dei trasferimenti di pazienti.

«In un contesto dove i Pronto soccorso sono presi d'assalto, la trasformazione di importanti strutture sanitarie in ospedali elettivi senza Pronto soccorso determinerà un ridimensionamento importante delle strutture d'emergenza a cui i cittadini potranno rivolgersi - dichiara Guido Quici Presidente CIMO-FESMED -. Al contempo, l'inevitabile potenziamento delle branche mediche e chirurgiche di elezione negli ospedali elettivi potrebbe comportare un contestuale ridimensionamento degli ospedali con Pronto soccorso, dove dunque rimarranno solo attività residuali legate all'emergenza-urgenza».

«In sintesi, avremo ospedali dedicati quasi solo all'emergenza, impoveriti di reparti d'elezione, e altri concentrati sulle attività programmate. Il risultato sarà un continuo rimbalzo dei pazienti: chi arriva in Pronto soccorso verrà stabilizzato e poi trasferito altrove per le cure definitive, sempre che ci sia un posto letto disponibile. È una logica che aumenta i rischi clinici e complica l'assistenza». Secondo CIMO-FESMED, quindi, se la creazione di ospedali di terzo livello potrà ridurre la mobilità sanitaria tra Regioni, quella interna alle stesse province è destinata ad aumentare in modo significativo.

«Tutto questo – aggiunge Quici – porterà anche a distorsioni notevoli del mercato del lavoro: ci saranno medici disposti a lavorare negli ospedali ridimensionati che svolgono prevalentemente attività di emergenza-urgenza, in raccordo con gli ospedali di comunità? Ne dubitiamo. È dunque prevedibile un esodo di professionisti verso strutture più qualificate e meno usuranti di quelle dotate di Pronto soccorso».

Preoccupano inoltre i vincoli finanziari. «Si parla di neutralità economica dei decreti attuativi, ma per finanziare ospedali di terzo livello e grandi tecnologie serviranno risorse. Se non ci sono nuovi fondi, è evidente che si taglierà altrove. E a pagare sarà, come sempre, l'anello più debole del sistema, e quindi proprio quegli ospedali con Pronto soccorso abbandonati dai medici e presi d'assalto dai pazienti».

«Il SSN ha bisogno di una riorganizzazione seria e di una reale integrazione tra ospedale e territorio – conclude Quici –. Ma dopo il fallimento del DM 70/2015, che ha introdotto un sistema involutivo portando alla chiusura di migliaia di reparti e riducendo l'offerta sanitaria, non possiamo permetterci un'altra riforma sbagliata. Per questo la Federazione CIMO-FESMED seguirà con la massima attenzione l'iter legislativo e valuterà ogni iniziativa necessaria per difendere la qualità dell'assistenza 

lunedì 22 dicembre 2025

I SINDACATI DEI MEDICI E DIRIGENTI SANITARI BOCCIANO LA MANOVRA 2026:


COMUNICATO STAMPA ANAAO ASSOMED – CIMO-FESMED – FIMMG – FIMP - SUMAI

UN DISASTRO PER IL SSN E PER I PROFESSIONISTI

Dito puntato contro il Mef che di fatto ha commissariato il Governo,

ribaltando una situazione favorevole alla categoria

Roma 22 dicembre 2025 - Anche questa manovra economica si è consumata sulla pelle dei

medici, dipendenti e convenzionati, e dei dirigenti sanitari. "È chiaro a tutti ora come non solo il

Ministero della salute sia 'ostaggio' del Mef, ma cosa ancor più grave, che lo sia l'intero Governo.

E le conseguenze di questo braccio di ferro sono estremamente offensive per tutti coloro che

quotidianamente lavorano per garantire la salute dei cittadini."

È una bocciatura senza appello quella che arriva da Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp

e Sumai in rappresentanza dei medici dipendenti e convenzionati e dei dirigenti sanitari.

"Abbiamo assistito in questi giorni a un teatrino disonorevole, una lotta intestina che ha ribaltato

una situazione fino ad allora finalmente favorevole per la categoria", commentano Pierino Di

Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, Guido Quici, Presidente Federazione Cimo-

Fesmed, Silvestro Scotti, Segretario Generale Fimmg, Antonio D'Avino Presidente Nazionale Fimp

e Antonio Magi Segretario Nazionale Sumai.

"Il blitz notturno alla vigilia di Natale ha affondato l'emendamento che avrebbe reso disponibili

le risorse extracontrattuali già stanziate per la dirigenza medica da ben due leggi di bilancio e

soprattutto avrebbe colmato il ripetuto vulnus alla dignità dei dirigenti sanitari penalizzati da un

gap economico ingiustificabile. Una dirigenza sanitaria esclusa, così come i medici convenzionati,

dall'adeguamento delle prestazioni aggiuntive con cui a parole, ma non nei fatti si vorrebbe

risolvere il problema delle liste d'attesa."

"Ancora una volta completamente dimenticati i 20mila specialisti ambulatoriali convenzionati

pubblici del territorio fondamentali e centrali per la presa in carico dei pazienti cronici, per

l'abbattimento delle liste d'attesa e l'assistenza domiciliare così come prevedono il Pnrr e il

Dm77. Niente nemmeno sul fronte della Medicina Generale e Pediatria di Libera Scelta. La scarsa

attrattività per i giovani medici e la continua riduzione del numero di medici di famiglia attivi con

la conseguenza di avere milioni di italiani senza un medico o pediatra di fiducia scelto da loro,

non preoccupa il MEF e sembra che la parola convenzionati non appartenga al lessico delle leggi

di Bilancio, eppure sarebbe bastato affrontare temi come la detassazione delle quote variabili

connesse a obiettivi strategici nei nostri ACN, ma invece, per paradosso, i convenzionati restano

i più tassati di tutti gli attori sanitari del pubblico. Considerando, che in molti casi hanno il costo

dei fattori di produzione, siamo al ridicolo".

"Come se non bastasse – proseguono – abbiamo dovuto scongiurare, grazie alle interlocuzioni

con i ministeri e con i parlamentari di buon senso, il taglio del riscatto di laurea che oltre ad

essere incostituzionale era un vero proprio attacco a tutti i lavoratori che hanno investito tempo

e soldi sperando di poter raggiungere la pensione in tempi 'umani'".

"Aver firmato i contratti prima, ha reso almeno disponibili quelle risorse che altrimenti sarebbero

finite nel buco nero della svalutazione. In barba a chi cercava di strumentalizzare i contratti di

lavoro". "Sono stati invece risparmiati dal tritacarne gli emendamenti volti a sanare l'illegalità

delle Università perpetrando e accettandone l'invasione selvaggia a scapito degli ospedali"."Manca nel complesso ancora una volta un percorso di visione globale – lamentano i leader

sindacali - in un mondo che appare sempre più concentrato sulla gestione delle emergenze

economiche, politiche, finanziarie che sulla programmazione di provvedimenti per tutelare il

diritto alla salute. È sempre più evidente come il concetto di stato sociale sia stato sostituito dal

concetto di stato economico".

"Un disastro. Privo di logica, privo di programmazione, privo di gratitudine per chi nonostante

tutto regge un servizio sanitario in crisi. Quando in uno stato di diritto le logiche economiche

sostituiscono il dibattito e le scelte politiche, si va diritti verso una pericolosa deriva di

disgregamento dello stato sociale".

"Come corpi intermedi – concludono i sindacati - continueremo a opporci con tutte le nostre

forze ai continui attacchi alla sanità e ai suoi professionisti cercando di proporre sempre

miglioramenti utili alla salvaguardia del nostro bene più prezioso, la salute. Prepariamoci ad un

anno di barricate per la difesa dei professionisti, unici a reggere il Ssn

UN DISASTRO PER IL SSN E PER I PROFESSIONISTI

Dito puntato contro il Mef che di fatto ha commissariato il Governo,

ribaltando una situazione favorevole alla categoria

Roma 22 dicembre 2025 - Anche questa manovra economica si è consumata sulla pelle dei

medici, dipendenti e convenzionati, e dei dirigenti sanitari. "È chiaro a tutti ora come non solo il

Ministero della salute sia 'ostaggio' del Mef, ma cosa ancor più grave, che lo sia l'intero Governo.

E le conseguenze di questo braccio di ferro sono estremamente offensive per tutti coloro che

quotidianamente lavorano per garantire la salute dei cittadini."

È una bocciatura senza appello quella che arriva da Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp

e Sumai in rappresentanza dei medici dipendenti e convenzionati e dei dirigenti sanitari.

"Abbiamo assistito in questi giorni a un teatrino disonorevole, una lotta intestina che ha ribaltato

una situazione fino ad allora finalmente favorevole per la categoria", commentano Pierino Di

Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, Guido Quici, Presidente Federazione Cimo-

Fesmed, Silvestro Scotti, Segretario Generale Fimmg, Antonio D'Avino Presidente Nazionale Fimp

e Antonio Magi Segretario Nazionale Sumai.

"Il blitz notturno alla vigilia di Natale ha affondato l'emendamento che avrebbe reso disponibili

le risorse extracontrattuali già stanziate per la dirigenza medica da ben due leggi di bilancio e

soprattutto avrebbe colmato il ripetuto vulnus alla dignità dei dirigenti sanitari penalizzati da un

gap economico ingiustificabile. Una dirigenza sanitaria esclusa, così come i medici convenzionati,

dall'adeguamento delle prestazioni aggiuntive con cui a parole, ma non nei fatti si vorrebbe

risolvere il problema delle liste d'attesa."

"Ancora una volta completamente dimenticati i 20mila specialisti ambulatoriali convenzionati

pubblici del territorio fondamentali e centrali per la presa in carico dei pazienti cronici, per

l'abbattimento delle liste d'attesa e l'assistenza domiciliare così come prevedono il Pnrr e il

Dm77. Niente nemmeno sul fronte della Medicina Generale e Pediatria di Libera Scelta. La scarsa

attrattività per i giovani medici e la continua riduzione del numero di medici di famiglia attivi con

la conseguenza di avere milioni di italiani senza un medico o pediatra di fiducia scelto da loro,

non preoccupa il MEF e sembra che la parola convenzionati non appartenga al lessico delle leggi

di Bilancio, eppure sarebbe bastato affrontare temi come la detassazione delle quote variabili

connesse a obiettivi strategici nei nostri ACN, ma invece, per paradosso, i convenzionati restano

i più tassati di tutti gli attori sanitari del pubblico. Considerando, che in molti casi hanno il costo

dei fattori di produzione, siamo al ridicolo".

"Come se non bastasse – proseguono – abbiamo dovuto scongiurare, grazie alle interlocuzioni

con i ministeri e con i parlamentari di buon senso, il taglio del riscatto di laurea che oltre ad

essere incostituzionale era un vero proprio attacco a tutti i lavoratori che hanno investito tempo

e soldi sperando di poter raggiungere la pensione in tempi 'umani'".

"Aver firmato i contratti prima, ha reso almeno disponibili quelle risorse che altrimenti sarebbero

finite nel buco nero della svalutazione. In barba a chi cercava di strumentalizzare i contratti di

lavoro". "Sono stati invece risparmiati dal tritacarne gli emendamenti volti a sanare l'illegalità

delle Università perpetrando e accettandone l'invasione selvaggia a scapito degli ospedali"."Manca nel complesso ancora una volta un percorso di visione globale – lamentano i leader

sindacali - in un mondo che appare sempre più concentrato sulla gestione delle emergenze

economiche, politiche, finanziarie che sulla programmazione di provvedimenti per tutelare il

diritto alla salute. È sempre più evidente come il concetto di stato sociale sia stato sostituito dal

concetto di stato economico".

"Un disastro. Privo di logica, privo di programmazione, privo di gratitudine per chi nonostante

tutto regge un servizio sanitario in crisi. Quando in uno stato di diritto le logiche economiche

sostituiscono il dibattito e le scelte politiche, si va diritti verso una pericolosa deriva di

disgregamento dello stato sociale".

"Come corpi intermedi – concludono i sindacati - continueremo a opporci con tutte le nostre

forze ai continui attacchi alla sanità e ai suoi professionisti cercando di proporre sempre

miglioramenti utili alla salvaguardia del nostro bene più prezioso, la salute. Prepariamoci ad un

anno di barricate per la difesa dei professionisti, unici a reggere il Ssn



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